domenica 17 febbraio 2013

Checkmate, le pagelle di Fiorentina-Inter: l'indegno spettacolo di un'agonia preannunciata. Con Cambiasso, Zanetti e Cassano si gioca in 8!

Handanovic, voto 6,5: Per carità di patria, almeno tu.

Zanetti, voto 0: Se dobbiamo finirla così, ritirati. Se vuoi bene a questi colori ma pretendi di giocarle tutte, ritirati.

Ranocchia, voto 4: Di più non posso. Di meno nemmeno, perché esprimersi al meglio in 8 è compito improbo per chiunque.

Juan Jesus, voto 3,5: Di più non posso. Di meno nemmeno, perché esprimersi al meglio in 8 è compito improbo per chiunque.

Nagatomo, voto 2: Di più non posso. Di meno nemmeno, perché esprimersi al meglio in 8 è compito improbo per chiunque.

Kovacic, voto 10: Di stima. Per il coraggio d'aver accettato di giocare con cotali soggetti. Impavido.

Kuzmanovic, voto 3,5: Chi l'ha acquistato sapeva non avrebbe risolto i nostri problemi?

Cambiasso, voto 0:  Se dobbiamo finirla così, ritirati. Se vuoi bene a questi colori ma pretendi di giocarle tutte, ritirati.

Guarin, voto 3,5 : Sconsolato e sconsolante. Manca l'impegno, ma d'altronde...esprimersi al meglio in 8 è compito improbo per chiunque.

Cassano, voto 4 : E' l'unico che sa cosa sia un pallone, per il resto ha sbagliato sport. Particolarmente quando gli altri non corrono per lui. 

Palacio, voto s.v.: Di più non posso. Di meno nemmeno, perché esprimersi al meglio in 8 è compito improbo per chiunque.

Stramaccioni, voto 0: Avevi e, forse, avrai una fulgida carriera avanti. Hai preferito giocare al tuo personalissimo Risiko suicida fatto di accordi indegni con calciatori non più all'altezza al solo scopo di conquistare spogliatoio e salvare panchina.
Di più, molto probabilmente sarebbe stato egualmente difficile fare.
Ma avresti potuto affondare con coerenza.
Dimettiti, per dignità!
E -sinceramente- in bocca al lupo. Che tu possa trovare una società che ti proponga un progetto serio accordandoti piena fiducia.

Società, inqualificabile: Mi vergogno io per voi. Immensamente. Traditori.

sabato 16 febbraio 2013

Mezzogiorno in Musica: Birdy, la guest star dell'ultima serata di Sanremo.

Stasera la finalissima. 
[Per recuperare i precedenti appuntamenti con la kermesse sanremese, fate un salto in "Tv alla sbarra" e "My Jukebox"]
Ieri, intanto, il delizioso omaggio alla storia sanremese di cui noi giovani non abbiamo memoria, con le esibizioni di Chiara (Almeno tu nell'universo), Elio e le storie Tese (Un bacio piccolissimo) e Marco Mengoni su tutti (Ciao Amore Ciao).
E la proclamazione del vincitore della gara tra le nuove proposte:
mentre il premio della critica è andato alla coraggiosa "Il postino (amami uomo)" di Renzo Rubino, la vittoria se l'è aggiudicata Antonio Maggio (vincitore della prima edizione targata Rai di X-Factor negli Aram Quartet di Morgan) con l'orecchiabilissima, radiofonica, dalle sonorità vintage (e ruffiana al punto giusto) "Mi servirebbe sapere"
Seconda la raffinata, ma difficile "In equilibrio" di Ilaria Porceddu.
Complessivamente, la miglior competizione sanremese tra giovani dell'ultimo decennio.

Tornando alla finalissima, ospiti musicali di oggi saranno Andrea Bocelli -su cui sarebbe superfluo dire altro- e la talentuosissima Birdy, la 16enne cantante e pianista inglese ancora sconosciuta ai più in Italia.

Qui, possiamo ascoltare la sua "Skinny Love", di una delicatezza disarmante.

venerdì 15 febbraio 2013

Sanremo Secondo Me: La classifica che vorrei. Intanto strappate telecomandi e telefoni alla dittatura dei bimbiminkia.

Terza serata del Festival targato Fazio-Littizzetto: iniziamo con i fatti, cioè la classifica.
[Se volete recuperare cronaca e recensione delle prime 2 serate, a voi i link: prima serata e seconda serata]
Anche questa volta, il voto "popolare" (ma sarebbe popolare solo se fosse concesso un voto per ogni testa, e non una miriade in mano a pochi cerebrolesi indirizzati il cui unico scopo è minare le basi della democrazia musicale e televisiva) ribalta gerarchi che parevano -e speravamo- consolidate;
ciò detto, il meccanismo che si metterà in moto sabato da ottime possibilità di rivalsa ai cantautori, spinti -presumibilmente- dalla giuria tecnica della sala stampa (ove, purtroppo, si infiltrano giornalisti della perfida burattinaia dell'anti-cultura, Maria De Filippi: si pensi anche solo a Luca Dondoni).

Ecco la classifica -che inciderà per il 25% sulla graduatoria finale- che ha scatenato i mugugni del pubblico pagante dell'Ariston:
1 - Marco Mengoni;
2 - Modà;
3 - Annalisa;
4 - Chiara Galiazzo;
5 - Raphael Gualazzi;
6 - Simona Molinari con Peter Cincotti;
7 - Maria Nazionale;
8 - Elio e le Storie Tese;
9 - Daniele Silvestri;
10 - Max Gazzè;
11 - Simone Cristicchi;
12 - Malika Ayane;
13 - Marta sui Tubi;
14 - Almamegretta.

Ora, la classifica che SPERO di vedere sabato sera, conscio che sia largamente utopica:
I bocciati:
14 - Modà;
I sufficienti, o poco più:
13 - Almamegretta;
12 - Marta sui Tubi;
11 - Annalisa;
10 - Maria Nazionale;
9 - Malika Ayane (al riascolto, delude: poco originale e scarsamente incisiva);
I promossi:
8 - Simona Molinari con Peter Cincotti;
7 - Max Gazzè;
5 ex aequo - Marco Mengoni (la canzone si fa apprezzare alla seconda esibizione: il testo si distingue, pur poco originale; la voce è quella stupenda di sempre. A questo punto, è divenuto il favorito della competizione) & Raphael Gualazzi (è in rampa di lancio, almeno per il podio);
4 - Chiara Galiazzo (anche lei recupera consensi nella terza serata: voce unica, la migliore dei prossimi decenni; arrangiamenti al violino raffinatissimi, che avvolgono l'esibizione con un tango appassionato)
Il podio, d'elevatissimo valore:
3 - Simone Cristicchi;
2 - Daniele Silvestri;
1 - Elio e le Storie Tese.

In ultimo, quella che credo la classifica realisticamente più probabile:
5 - Daniele Silvestri / Annalisa;
4 - Chiara;
3 - Raphael Gualazzi;
2 - Elio e le Storie Tese;
1 - Marco Mengoni.

E il proposito buono/appello accorato prima di andare a letto: CHE NON VINCA QUELL'ABOMINIO DI CANZONE DEI MODA', VI PREGO!



giovedì 14 febbraio 2013

Checkmate, I voti di Inter-Cluj: Primi bagliori e fieno in cascina

Handanovic, voto 6+ : Attento ad inizio gara sulla punizione insidiosa di Rada, poi va in letargo e mai il Cluj riuscirà a scongelarlo. Inoperoso.

Nagatomo, voto 5,5: Ormai è ufficiale, rende nettamente meglio sulla fascia che non dovrebbe essere sua. Soffre troppo nel primo tempo, ma se la cava sempre grazie a tanto fiato e la solita abnegazione. Salvate il soldato Yuto.

Ranocchia, voto 6,5: Il pilastro della retroguardia. Turnano i compagni di reparto, ma lui risponde sempre presente e quando deve guidare la linea non si tira mai indietro, lavorando egregiamente. Copre anche le imperfezioni di Silvestre. Per fortuna non c'è Chivu! Cosa vuoi di più dalla vita, Andrea?

Silvestre, voto 5,5: Più presente del solito in marcatura, perde l'uomo in una sola occasione. Risoluto, anche troppo nei rinvii, ma impreciso nei controlli con il rischio concreto di far ripartire i rumeni. Insicuro.

Pereira, voto 6: Tanta abnegazione, tatticamente perfetto. Dalla sua parte, non passa nessuno -as usual. La qualità manca, ma sa come sopperire. Meriterebbe più spazio, che ne dici, Andrea? Soprattutto se l'alternativa si chiama Schelotto...

Gargano, voto 6+: Capita una sola volta di avere la magia nei piedi: è capitato con il Chievo. Ecco. Non fa mancare la solita impressionante quantità, fa il lavoro sporco per tutti ed ovviamente lo disfa perdendo gran parte dei palloni conquistati. Motorino.

Cambiasso, voto 6: Disciplinato, quanto la sua superiore intelligenza gli permette. Corre poco e si inserisce meno del solito. Brucia una ghiotta occasione con un assist di destro svirgolato. Ordinaria amministrazione.

Kovacic, voto 7- : Partiamo dalle note stonate: perdere qualche palla di troppa in zone nevralgiche; ora a quelle positive: tutto il resto. Personalità da predestinato, visione di gioco connaturata, aperture millimetriche favorite da un piedino sempre caldo. E -inaspettatamente- una mezza dozzina di palloni sradicati agli offendenti rumeni. Buona la prima!
Dall' 87' Jonathan, s.v.: Gli darei 7 anche solo per aver permesso la standing-ovation al ragazzino prodigio. Ma la coscienza mi censura con vigore.

Guarin, voto 6,5 : Dopo qualche colpevole passaggio a vuoto, torna grintoso come lo conosciamo. Anche se solo ad intermittenza. Quando vuole, sradica palloni, macina chilometri, confeziona assist pregevoli come in occasione della prima rete, con facilità disarmante. Ci chiediamo solo perché continui giocare in un ruolo NON suo, lo vorremmo vedere mezz'ala. 'sta cas' aspjett' a te!

Cassano, voto 6++ : Non corre. Non ripiega in difesa. Non cammina neanche. Ma ha il genio tra i piedi, e quel fosforo che forse gli manca in altri frangenti. Illumina, spesso meno di quanto potrebbe, perché fa girare mente e palla più velocemente dei suoi compagni. Primo tempo da riferimento centrale, secondo a rifiatare sulla fascia. Peccato che sia spesso inconcludente sotto porta. Illusionista. 
Dal 73' Alvarez, voto 6: Con un minutaggio così ristretto, cosa potrei dire? Imbastisce contropiedi pericolosi, a cui manca puntualmente lo sbocco finale. Merita più spazio, poi lo valuteremo.

Milito, voto 10: Di incoraggiamento, incrociamo le dita per te. 
Dal 10' Palacio, voto 7,5: Dà profondita, detta linee di gioco e dà una mano al centrocampo. Soprattutto, segna 2 reti pregevoli, con tocchi vellutati. Da domani, potrebbe doversi barcamenare il peso dell'intero attacco. Stanotte è semplicemente il Re di Coppe.

Allenatore, Stramaccioni voto 6:
Anche questa volta sarò severo. La valutazione è la media tra il 5 per non aver osato prima certe soluzioni e il 7 per aver ripreso in mano il timore prima di inabissarsi.
La difesa a 4 è l'unica disposizione tatticamente proponibile per giocare un calcio moderno, che infatti in Italia non esiste.
Recupera uomini importanti, scopre Kovacic e mette fieno in cascina per poter tirare il fiato al ritorno in Romania, vista derby.
Peccato per l'infortunio -brutto, si spera solo nelle immagini- di Milito.
Continua così.

Noi Siamo Infinito (2013) - Il cinema giovane (e universale) che sa ancora sognare. E insegnare.

Da OGGI nelle sale italiane, vi ripropongo la recensione di Noi Siamo Infinito.

In uscita il 14 Febbraio (voto 8 e 1/2). Di Stephen Chbosky; con Emma Watson, Ezra Miller e Logan Lerman.



"We accept the love we think we deserve".

Stephen Chbosky (candidato -meritatamente- per la Miglior Sceneggiatura ai Golden Globe) deve aver pensato alla trasposizione su grande schermo del suo libro quando nel 1999 faceva  pronunciare il succitato, delizioso aforisma a Charlie, il complesso ed empatico protagonista della sua novella d'esordio: The Perks of Being a Wallflower, in italiano reso con il meno originale ma altrettanto immaginifico "Noi Siamo Infinito".

"I vanti di essere tappezzeria", se volessimo tradurlo alla lettera.

E nulla descrive più efficacemente di questo "amore da meritare e meritato" l'insolita finezza di un titolo -letterario e cinematografico- che ci ridà speranza (grazie ad una splendida interpretazione corale) di una narrativa per adolescenti -e fortunatamente non solo- di ampio respiro, profonda sensibilità e sguardo crudo ma indulgente, seppur totalmente privo delle retoriche stucchevoli che nell'ultimo decennio son state sdoganate da saghe vampiresche e storie melò prive d'ogni consistenza, adatte solo -a creare e poi pascere- un pubblico in preda di scompensi ormonali e, secondo inversa proporzionalità, sempre più manchevole di spirito critico (a cui spillare denari).


Pittsburgh, primi anni '90.
Charlie (Logan Lerman, classe '92)  -buffo e taciturno 14enne- si approccia al primo anno di Liceo con la paura d'essere inghiottito da fantasmi e tragedie di una triste infanzia, d'essere soggiogato dalla misantropia nella quale è piombato dopo il suicidio di Michael, suo migliore amico: un colpo di pistola nel maggio scorso, nessun biglietto, nessun addio. E il rimorso di chi sopravvive alla tragedia e di essa non sa darsi alcuna spiegazione.
Per farsi coraggio, troverà conforto nelle lettere inviate a un destinatario ignoto, conosciuto dai racconti rabberciati di vecchie conoscenze: un amico cui non dover rendere conto nella "vita reale", e a cui -incoscientemente, eppure con freddo calcolo - affidare le sue confessioni, allo stesso modo in cui ci è spesso più facile confidarci con chi non ci coinvolge emotivamente.

Tra le difficoltà di inserimento nel fine e ghettizzato tessuto sociale di un liceo, la travolgente passione per la novellistica instillatagli dal prof.re di Inglese avanzato e un acuto ed alternativo gusto musicale, la storia evolve -con un malinconico sguardo alla cultura suburbana anni '80 (meravigliosi i riferimenti al Rocky Horror Picture Show, di cui in quegli anni si diffuse una massonica idolatria fatta di spettacoli di mezzanotte in cui il pubblico -per la prima volta- interagiva con la pellicola) - quando nella vita di Charlie entrano Sam (Emma Watson) e Patrick (Ezra Miller), fratellastri diversi nell'aspetto ma gemelli nell'anima, ormai al loro ultimo anno di scuola...

I due ragazzi saranno i primi a coltivare quel fragile "fiore da parete" (come da titolo originale: Wallflower) che si nasconde sotto la coltre di timidezza del giovane Charlie: che come un germoglio, rinascerà.
Nutrendosi, per la prima volta, di amicizia. Ed accettazione.
Chbosky dipinge uno straordinario affresco dell'America che fu e lo fa senza edulcorare il difficile rito d'iniziazione che per tutti è l'adolescenza e mettendo a nudo, e ridando dignità alla splendida complessità di quegli anni di scoperta. Intellettuale, individuale, sessuale.

Sanremo, la migliore serata degli ultimi anni: l'angelo dalla voce roca Asaf commuove il Festival, Elio lo scuote (l'unica pecca è che non possano passare ambo i pezzi)!

Non apre con il Va, pensiero di Giuseppe Verdi, non vive delle polemiche alimentate dal ciclone Crozza, eppure la seconda serata funziona, eccome se lo fa! (Il pagellone della prima serata qui)
Convince, in molti frangenti offre spettacolo superiore e più alto, musicalmente più pregevole.
Merito, ancora una volta, della folta squadra di autori e tecnici che ci ricorda quanto "fare tv" sia professione seria e significhi investirsi di un ruolo di responsabilità: la scenografia sorprende e, su lungo termine, supera le pur belle, ma statiche viste negli anni precedenti (complimenti vivissimi a Francesca Montinaro, prima scenografa donna del Festival) grazie ad una scomposizione degli spazi barocca ed un'occupazione degli spazi dinamicamente teatrale, capace di informalità nei momenti pensatie pensanti e di focalizzazione e minimalismo in quelli di catarsi; la regia osa, mostra movimenti di macchina nuovi e calibratissimi; i tempi morti si riducono, grazie alle piacevoli presenze su palco, che sia grazie al simpatico siparietto di un'autoironica Bar Rafaeli, al surreale dialogo in famiglia degli Angela (bravissimo come sempre Marcorè, sorprendente Fazio) o al riuscito, commoevente e non autoreferenziale ricordo di Modugno tramite le parole e la voce di Beppe Fiorello.

Al centro della serata, e di un proscenio spoglio, raccolto (di nuovo, merito della scenografa) si staglia, poi, Asaf Avidan, cantante israeliano, "l'angelo dalla voce roca" capace di fondere musicalità ed anime folk, rock, indie con una maestria vocale da predestinato, ricordandoci ora Janis Joplin, ora Macy Gray, ora un pizzico di Bob Dylan: l'interpretazione è intensa, quasi sofferta, la voce da brividi.
E l'Ariston, giustamente, chiede il bis.
[A breve, una succinta biografia e cronistoria musicale del cantautore di Gerusalemme]

Voto alla serata: 8,5
La migliore degli ultimi anni, peccato che di alcuni artisti non possano passare ambo le canzoni (Cristicchi ed Elio)
E lo confermano gli ascolti, oltre il 45% per una seconda serata è record assoluto.

Arriviamo, adesso, alle canzoni in gara, complessivamente superiori alla serata precedente:

-Modà:
Abbassano notevolmente la qualità di un Festival che, altrimenti, sarebbe perfetto.
Canzonette pop trite e ritrite, ascoltate e declinate in tutte le salse commerciali negli ultimi anni.
I testi appaiono anche più forti e lievemente più orginali rispetto agli standard -mediocri- della band, ma non basta:
è promossa la pseudo-filosofica Se si potesse non morire (voto: 5- ) a discapito della classica e romantica (?) Come l'acqua dentro il mare (voto: 4)

-Simone Cristicchi:
Ormai veterano della competizione e già campione nel 2007 con la splendida Ti regalerò una rosa, Simone -come sempre- sorprende, si reinventa e decanta (non cantando) una musica di intenti e significati:
supera il turno la geniale, alleniana e straniante La prima volta che sono morto (voto 8,5) che ci racconta la morte secondo una prospettiva disincantata, eppure speranzosa, ammiccando a personaggi del passato e contaminandola di dissacrante satira societaria;
eliminata -purtroppo non se ne poteva fare a meno- la più intimista e commovente, romantica nel senso più alto del termine (e non nel bistrattato ed abusato, ad esempio, dai Modà), Mi manchi (voto 8+).

-Malika Ayane:
Si presentava al festival tra le preferite, e probabilmente lo rimane, ma perde terreno rispetto a colleghi più centrati.
Buoni i testi di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, ma non paiono esaltare le straordinarie doti canore di Malika.
Eliminata la ritmata (e lontana dagli stilemi della cantante) Niente (voto: 7; il testo convince; la canzone esplode al momento giusto), passa il turno la pur E se poi, festivaliera e più nelle corde della Ayane (voto 6,5).

Gli altri 4 cantanti (Annalisa, Elio, Gazzè ed Almamegretta) dopo il salto...

Insonnia Musicale per un San Valentino Rock: Asleep degli Smiths

Quest'oggi, ad orario desueto, finisce il viaggio in musica tra alcune delle tracce che animano la soundtrack di Noi Siamo Infinito (in uscita nelle sale nostrane domani. Qui la recensione in anteprima: il cinema giovane che sa ancora sognare),
con la deliziosa Asleep, una delicatissima e struggente ballad (tra le mie preferite) di alternative rock degli Smiths, venerata band di Manchester di musica indipendente nata negli eighties.

Il testo è, in dissonanza con la dolce melanconia delle musiche, un manifesto all'anima rock: idealista, dannato e romantico.
Perfetto per una festa degli innamorati indie e fuori dagli schemi.

Bellissima, ve ne innamorerete!

Buon ascolto!