domenica 15 aprile 2012

Accadeva Oggi: Titanic & 100 anni di Naufragi.

E' inutile che vi ricordi che oggi cade il 100esimo anniversario della sciagura che inghiottì, alla sua crociera inaugurale, la nave più (tristemente) famosa del mondo e 1523 anime che avevano duramente lottato per ottenere il biglietto per il viaggio della vita. Di sola andata.

Tante parole, milioni d'interviste e una mezza dozzina di rivisitazioni tele-cinematografiche, di cui l'ultima di Cameron è divenuta addirittura iconica (record d'incassi e bottino pieno agli Oscar), hanno scandagliato tutte le più remote sfaccettature di una tragedia senza tempo.

Titanic:
il nome di battesimo stesso della più grande e costosa opera d'edilizia umana sino ad allora nasconde in sé già i crismi di un fato avverso;
come i Titani si ribellarono al potere insindacabile degli dei per desiderio di affermazione e vanagloria, così la nave che partiva da Southampton aveva deciso di sfidare i limiti del genio umano, per scrivere una nuova pagina di grandezza antropocentrica, l'ennesimo trionfo del raziocinio umano sull'indomita e selvatica natura.
Ma anche l'epilogo fu analogo: se i Titani furono cruentemente sconfitti e rinchiusi eternamente in una prigione di privazione e dannazione, la crociera che avrebbe dovuto condurre oltre 2000 passeggeri nei porti della Grande Mela, per una incalcolabile summa di coincidenze avverse e negligenze umane, affondò i propri desideri di grandezza nelle profondità dell'Atlantico.

2 ore e mezza per sancire la superiorità del destino sull'autodeterminazione umana;
2 ore e mezza per ricordarci quanto sia presuntuoso credere di addomesticare l'anarchia della natura;
2 ore e mezza per spezzare, interrompere le storie di oltre 1500 vite: senza alcuna distinzione, secondo la più terribile e spietata delle democrazia, nullatenenti ed aristocratici, ufficiali e sottoposti, uomini e donne, anziani e bambini.
...


Ma cercare colpevoli nell'accanimento del fato contro il Titanic è anacronistico ed insensato: errare è lecitamente umano e senza gli strumenti oggigiorno a nostra disposizione diviene difficile pensare che si potesse agire diversamente, e meglio.

Le vedette non avevano con sé i binocoli, le postazioni dei marconisti non erano sufficientemente attrezzate, la presunzione di un capitano navigato che, volendo stupire il mondo, aveva deciso di procedere a velocità sostenute, la stoltezza di chi, credendosi inaffondabile, aveva disposto solamente 18 scialuppe di salvataggio, a fronte delle 60 che sarebbero state necessarie:
ognuno è colpevole, ma -in fin dei conti- tutti sono assolti, perché si fronteggiava qualcosa che andasse ben oltre i limiti di scienza e coscienza umani.

Tanti impuniti colpevoli, però, da allora si sono macchiati di imperdonabili atti di stoltezza, negligenza, superficialità, financo forza brutale che hanno prodotto disastri -ahinoi- paragonabili a quella notte di 100 anni fa.
Facendoci esclamare le solite espressioni sdegnose ed amare di rito, "colare a picco", "affondare come il Titanic".
Il fantasma di un dramma imponderabile come quello del Titanic sembra aleggiare sommessamente su tragedie di simil-portata (e spesso peggiore), ma natura e cause ben diverse: tragedie che trasudano colpevolezza e, per questo, evitabilità. Tragedie che ci ricordano come l'errore o la pazzia di un singolo possa incidere sulla sopravvivenza di intere comunità.

Drammi reali e lacrimosi, come quello della Concordia, affidata alle mani di chi probabilmente non aveva le competenze per "governare" nemmeno sé stesso.
O ancora la sciagura del treno travolto in Val Venosta, che reclama chiarezza da 2 anni.
O il tragico incidente che solo un mese fa, in Belgio, ha coinvolto un bus in gita scolastica, al cui bordo si sono spente tante giovani vite.
Ma anche, allargando lo sguardo, i folli e perversi convincimenti di pochi che per esaudire la propria bramosia di potere hanno insanguinato la terra di odio e risentimento, polemiche e rassegnazione, povertà e stenti.
Navi lussuose e di nuova forgia guidate da comandanti miopi ed egoisti: come l'Italia dell'ultimo ventennio, un Paese le cui grandi ricchezze son state rubate negli interessi dei gestori della cosa pubblica e le cui grandi potenzialità si sono lentamente spente, di un'agonia straziante.

Non ci sono colpevoli e forse non ci saranno mai: non si sa se per effettiva assoluzione degli interessati o incompetenza giuridica.
Né tantomeno additare un colpevole è così semplice: nessuno merita di vivere di sensi di colpa così angosciosi, se negli intenti non avrebbe voluto far del male. E per questo avrà, comunque, la mia compassione.

Di questi errori, è giusto individuare e punire il peccatore, ma è soprattutto necessario stigmatizzare il peccato: solo l'informazione può risvegliare le coscienze e ricordarci che, ogni giorno, ognuno di noi ricopre ruoli per i quali deve sostenere delle responsabilità. E chi non ha gli strumenti per farlo deve avere l'onestà per riconoscerlo e farsi da parte.

Non dev'essere nostro esclusivo interesse crocifiggere i colpevoli, ma lavorare affinché certi drammi non si ripetano:
si dia spazio alla meritocrazia. 
Che premi l'Eccellenza con le sue innegabili capacità per riuscire al meglio. 
E l'umiltà per accettare le proprie mancanze e non comportarsi come Titani.
Per non affondare.




2 commenti:

  1. A proposito di 'naufragi storici', è uscito da poco un interessante libricino: si tratta di una ristampa anastatica del drammatico e avvincente racconto del naufragio del barco italiano "Il Glorioso", costruito alla Marina di Alimuri di Meta di Sorrento, avvenuto nel 1873 in Oceano Atlantico, a 500 miglia dalla costa del Brasile.
    Il libro, curato da Mario Russo e Andrea Fienga, è una rarità rinvenuta nella Biblioteca del Museo Correale di Sorrento e ristampata da con-fine edizioni. Il titolo è "Il Naufragio del Glorioso".

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  2. Ti ringrazio per il prezioso commento.
    Agli eventuali interessati farà piacere.

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