mercoledì 18 aprile 2012

Shock Politik: Cambiare tutto per non cambiare niente. Tra messianismo di Grillo e morte del partitismo.

Chi non ricorda la citazione del titolo, fatta pronunciare da Tomasi di Lampedusa a Tancredi nel suo Gattopardo?
Sembra far rivivere le suggestioni filosofiche cusaniane della coincidentia oppositorum: tanto più ci affatichiamo per uscire dal pantano delle sabbie mobili, più velocemente saremo inghiottiti da esse.
Chi, anche nelle piccole azioni quotidiane, non ha mai provato sulla propria pelle -almeno una volta- una sensazione del genere?
Chi, di fronte a questo macabro controsenso del destino, non s'è mai posto il dubbio che, in fin dei conti, ogni nostro sforzo dovrà pur sempre fare i conti con una sadica bilancia ultraterrena e non potrà mai compiersi senza interferenze esterne che ne mettano a dura prova la riuscita?
Immagino, seppur inconsciamente, pochi.
Ed identifichiamo questa soggezione per -come direbbero i latini- "le cose avverse" in varie forme: scaramanzia, superstizione, disillusione.
Ma -contro ogni scaramanzia, superstizione, disillusione- riusciamo sempre ad attingere un quid di saggezza, perseveranza, convinzione che ci permette di saltare l'ostacolo.
Per cui, la coincidenza degli opposti esiste, ma può essere scardinata: basti ricordarsi quale sia l'intento che nobilita la nostra azione per renderci conto che -si!- siamo ancora capaci di discernere tra la situazione di partenza e l'obiettivo prepostoci, evidenziando l'evoluzione di un percorso che non è il Gioco dell'Oca o un imprevisto del Monopoli e seppur tornassimo alla casella iniziale, sarebbero cambiati contesti e condizioni, per cui saremmo più arricchiti di quanto non lo fossimo al primo lancio dei dadi.


A meno che...non applicassimo questo concetto alla politica italiana:

Tangentopoli e Mani Pulite posero fine ad un'agonizzante Prima Repubblica sguazzante nella corruzione dei ruoli istituzionali e dei costumi, ma ad essa seguì una Seconda Repubblica che è parsa non disturbarsi nemmeno di celare le sue magagne: conflitti d'interesse, lacchè e lustrascarpe in Parlamento, immunità parlamentare, vitalizi a non finire, nepotismi in ogni dove.
A sancire il requiem della Seconda Repubblica, con un colpevole decennio di ritardo, riesce non tanto uno degli scandali di cui prima (che nessuno contesta e sembrano essere prassi, all'ordine del giorno), ma le disinibite abitudini sessuali di un Premier che vive la notte, in compagnia di ragazzine allegre, spregiudicate e senza decoro, per dormire, la mattina seguente, nei banchi parlamentari.
Ad essa succede un interregno che attesta la morte della politica come la conosciamo in democrazia, ma che si prospetta come unica soluzione di buon senso: governo tecnico, privo di consenso popolare, a prendere le redini di un Paese che negli ultimi 25 anni aveva assistito impotente agli scomposti banchetti dei soliti noti che gravavano sulle spalle di un sempre più esteso "substrato" di povertà.
...

Ma dopo la storica riforma delle Pensioni (necessaria, ma con tempistiche e modalità quantomeno discutibili, ma non imputabili ai poveri e malcapitati ministri di oggi, eredi inconsapevoli di una situazione ben più drastica di quanto si possa credere) e quella del Lavoro in dirittura d'arrivo (giusto promuovere la concorrenza ed incentivare la mobilità, ma servivano più garanzie per i ceti meno abbienti in un moneto storico di crisi generalizzata), lo spread (differenziale di rendimento titoli statali tedeschi-italiani) ricomincia a salire vertiginosamente, i partiti si spazientiscono perché non abituati ad essere messi così nell'angolo e ripartono le minacce del PDL dopo l'annuncio delle aste per l'assegnazione di nuovi canali terrestri (guarda caso, hanno accettato tutto, ma quando si parla di televisione sembra riemergere un malcelato interesse conflittuale).

Così, nel caos generale, avanza la surreale proposta di un delirante Beppe Grillo: "faremo ai partiti una nuova Norimberga", dimenticando la portata storica dell'evento citato e -come al solito- perseguendo una politica  esclusivamente distruttiva: sono d'accordo che la costruzione debba seguire sempre un ritorno alle fondamenta, ma nella pericolosa dottrina di Grillo si intravede solo un folle tentativo sovversivo, a cui non fa mai seguito un intento propositivo.

Per cui, in politica -la nostra malandata politica- sembra che le parole di Tancredi riacquistino valore: "Cambiare tutto, per non cambiare nulla".
Siamo ad un bivio decisivo per la sopravvivenza dell'Italia come oggi la conosciamo e non possiamo permetterci -per lassismo, menefreghismo e rassegnazione- di sbagliare nuovamente:
senza invocare nuovi personaggi messianici, mai come oggi siamo chiamati ad esprimerci, al contrario di quanto affermato da Grillo, con il suo "non-voto di repressione".
Il problema pressante è "come"? Se l'attuale riforma elettorale non concede l'espressione della preferenza singola...
Ecco, il primo passo dovrà essere fatto in questo senso: riguadagnare il nostro diritto alla democrazia, a suon di proteste di piazza e referendum.
Dopodiché ci toccherà votare. Per i "meno politici", sinonimo di "più onesti". 
Come al solito, a pagare saranno gli onesti cittadini: la palla avvelenata torna sempre a noi!

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