domenica 6 maggio 2012

Shock Politik: Euro, tra estremismi e progressismo.

Ieri (qui l'articolo), mi scagliavo sulla canalizzazione del tumulto popolare nel voto per Le Front National di Marine Le Pen, che promette sì  una svolta "radicale" rispetto alla politica odierna, la politica dell'Europa, ma lo fa propugnando valori anti-storici ed inumani: lotta all'immigrazione, intolleranza, omofobia, nazionalismo, autarchia.
Oggi, applaudo (con tutti gli scongiuri del caso, d'altronde si tratta solo di sondaggi) la coscienza con la quale, al momento del ballottaggio, si premia il progressismo di Hollande: non ha promesso mari né monti, ha compreso la delicatezza della situazione contingente e ha portato avanti un manifesto programmatico -giusto o sbagliato che sia- coerente, al passo con i tempi ed alternativo alla Bancocrazia che vige negli ultimi mesi nel Vecchio Continente.


Non altrettanto -ma qui le attenuanti generiche diventano molteplici e drammatiche- accade in Grecia, dove i partiti "pro-Euro" escono pesantemente sconfitti, a dimostrazione ultima del fallimento di una Politica Monetaria totalmente da rivedere (ma non da azzerare!), in favore delle frange più estreme del Parlamento ed extra-parlamentari: la sinistra totalitaria e la destra nazionalista e xenofoba emergono come le vincitrici, uniche catalizzatrici del malcontento popolare.
E, di nuovo, è lecito chiedersi perché si arrivi a tanto? Perché il cittadino debba affidarsi a sentimenti ed idee così "trancianti" e pericolose, senza scorgere efficaci vie di mezzo.
Probabilmente, il problema non è da ricercarsi nell'Euro né tantomeno (o quantomeno, non esclusivamente ) nelle speculazioni bancarie: l'unico imputato del vento rivoluzionario - e più spesso  REAZIONARIO - che spira sulle nostre teste è la sperequazione promossa dalla politica per pascere esclusivamente sé stessa.
La soluzione credibile, per quanto la politica dovrebbe esser fatta di idee e non di uomini, è bonificare un ambiente malsano con un generale repulisti:
si scenda in piazza per una riforma elettorale che re-introduca la preferenza, e cacciamo dagli scranni d'oro del potere i tanti che non lo meritano; solo allora, potremo ricominciare a sperare in una politica partecipativa e democratica, che rifugga dalle urla e dagli strali di chi monta l'indignazione popolare esclusivamente per vanagloria personale, che sia Le Pen o chi per lei (leggasi Beppe Grillo, di cui ultimamente mi son trovato spesso a scrivere: ecco i link).

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