sabato 14 aprile 2012

Quando il calcio smette di battere: Ciao, Piermario.

Da un amico m'è stato comunicato cosa stesse accadendo. Non ho potuto seguire gli avvenimenti in diretta perché impegnato altrove a commemorare un evento triste.
E con brevi e concisi messaggi mi ha raccontato l'evoluzione del dramma: avevo sperato in un miracolo, come un mese fa fu per Muamba.
Avevo pregato che il suo cuore ricominciasse a battere.
Così non è stato.

E' inutile e poco rispettoso cercare colpevoli ed interrogarsi su casi -ahinoi- sempre più frequenti nel calcio iper-professionistico: ci saranno altre sedi per cercare risposte, necessarie, perché non si può morire di calcio. Altrettanto futile e cinico chiedersi se sia giusto fermare un intero movimento e sottolineare che non sempre, in passato s'era deciso così.
Personalmente, è sempre giusto che lo show si fermi, quando non ha più nulla da dire che abbia motivo d'essere.

Ora, vorrei solo stringermi a chi lo ama, ben sapendo che non potrà mai bastare.
E mi piace pensare che lassù si sia ricongiunto a chi aveva perso per strada.

Ci ha lasciato mentre calciava un pallone, il sogno di una vita.
E tributare un senso a queste vite, di fronte ad atti così arbitrari e deterministici, che ci ricordano la caducità d'ogni gloria, sarebbe opera di difficile speculazione.
L'unica speranza è la fede a ed in quel "senso". la convinzione che non tutto passi.

E che da lassù -da oggi- ci vegli un angelo in più, sorridente e sereno. Dolce, disponibile e sfortunatissimo, come lo ricordano gli amici

Ciao, Piermario (e scusami se ti chiamo per nome, ma non c'è retorica nè ipocrisia).



Nostalgia Canaglia: Merope Generosa, la mitica sessuologa



Su questi 30 minuti di teatro d'alta scuola, ci sarebbe poco da dire: posso solo aggiungere che è, a mio parere, una delle "caratterizzazioni" farsesche meglio riuscite a cui abbia avuto la fortuna d'assistere.
La comicità è Anna Marchesini.
Non si può concepire come sia possibile che nessuno in tv abbia il coraggio di assegnare "carta bianca" a talenti così limpidi e dotati.
Ma probabilmente hanno essi stessi volontariamente deciso di allontanarsi dal tubo catodico, una volta fiutata l'inquietante deriva senza ritorno verso cui si stava spingendo.

A voi, l'orgasmica Merope Generosa... Godetevela!

Nè Fisica Nè Chimica: Solo Idiozia (e censura) di Libero

E' da settimane che gli internauti più attenti alle vicende del piccolo schermo avranno notato un certo subbuglio intorno alla serie televisiva spagnola, prodotta da Antenna3, Fisica o Quimica, logicamente tradotta in Fisica o Chimica.
Riassiumiamo brevemente i fatti:
in Spagna, nel 2008 il teen-drama esordisce -in prima serata!-  ed è subito un successo clamoroso, tanto inaspettato, di ascolti, ancor più significativo se consideriamo che l'emittente su cui va in onda è relativamente secondario.
Con una media del 20%, ottiene anticipatamente il rinnovo e nel giro di 3 anni verranno partorite altre 6 stagioni, per una longevità non indifferente di oltre 70 puntate.
Pur se spaccando la critica, fa parlare di sè e trionfa agli Oscar della Televisione iberica.




Così, l'anno scorso, il lungimirante direttore di Rai4 (una rete free del bouquet digitale, che eccelle per programmazione d'avanguardia e ben ponderata), Carlo Freccero, decide di importarla nel BelPaese.
E' doveroso aprire, ora, una parentesi. Freccero è tra i più stimati direttori del settore e il suo curriculum è lì a dimostrarlo: ha curato i palinsesti di Canale 5 ed Italia 1 negli anni della loro esplosione (a cavallo tra gli '80 ed i '90), quando il Biscione proponeva ancora una programmazione di indubbio valore, scevra delle castronerie che oggigiorno ci sono propinate. Passato in Rai, memorabile la sua direzione di Rai 2 (una mezza dozzina di anni) che si contraddistingue  -tra fisiologici alti e bassi- per qualità autoriale, camaleonticità in grado di catturare le diverse istanze del pubblico e poliedricità. Negli ultimi anni, gli spetta l'arduo compito di far nascere una piccola realtà come quella di Rai4, ma riesce nella missione brillantemente: ad oggi, è una delle poche isole felici del panorama italiano, un gioiello di freschezza e solidità.

Orbene, si diceva: Fisica o Chimica approda in Italia e riscuote un buon successo, venendo programmata in diverse fasce orarie, tra cui l'audace collocazione post-prandiale degli ultimi mesi.
Il pubblico gradisce, ma improvvisamente scompare dal palinsesto.
Cosa è successo?

venerdì 13 aprile 2012

L'ha detto! #1

"Chi evade le tasse non merita di essere italiano.

L'Italia della speculazione edilizia e dell'evasione fiscale, comportamenti devianti per quanto diffusi, non merita di essere associata alla parola Italia».  Giorgio Napolitano




Finalmente s'è detto ciò che da anni doveva esser detto, con vigore.
Nell'Italia del pressapochismo e dell'egoistico arrivismo, della sopraffazione dell'intelletto e dell'antipolitica, i tanti -MA POCO E MAL RAPPRESENTATI- onesti, laboriosi ed orgogliosi cittadini, che ancora non sono stati soggiogati da questa logica immorale e nepotistica, aspettavano una presa di posizione così decisa, addirittura dura.
Non è comunismo credere nel rispetto dei diritti altrui: è semplice civiltà.
E' fiducia nel prossimo, e ancor prima nelle proprie capacità, perché in una società più coerente e corretta, è maggiore la possibilità di affermazione.

Chi evade -e mi riferisco a chi potrebbe vivere agiatamente, pur facendone a meno- è il cancro di questo Paese. 
E deve essere estirpato. Con drastici provvedimenti e misure di trasparenza indiscutibili. 

Napolitano ha lanciato l'amo: non sarebbe ora che la politica abboccasse?                                              Riforma elettorale che reintroduca la preferenza, riduzione drastica del numero di parlamentari e lotta all'evasione spietata: la ricetta per una democrazia più democratica è sotto gli occhi di tutti...


Siete d'accordo?

Ti raccomando... Rosalia Porcaro!





Ad inaugurare questo nuovo cantuccio del blog, la splendida Rosalia Porcaro, mattatrice assoluta di quest'edizione di Un, Due, Tre Stella.

Buon divertimento!

giovedì 12 aprile 2012

Tv alla sbarra: Fenomenologia del Reality

Non sono mai stato un cultore del genere, ma ritengo l'argomento piuttosto interessante da sviscerare.
D'altronde, se per Feuerbach "l'uomo è cosa mangia", per descrivere la nostra situazione potremmo prendere un piccolo accorgimento e dire che "gli italiani sono ciò che vedono".
Alle soglie del Terzo Millennio, pur con i soliti condivisibili detrattori, il reality show si proponeva come un modello di fare televisione innovativo e sorprendentemente "intelligente":
ad entrare nelle case degli italiani non era più un prodotto televisivo costruito a tavolino, ma uno "spaccato" di vita di perfetti sconosciuti.
L'imprevedibilità dello sceneggiato era solo uno dei pregi che lasciava intravedere il nuovo genere di format:
in realtà, l'azzardo (parzialmente riuscito nei primi anni) era quello di fornire una ricostruzione sociologica piuttosto credibile e sufficientemente aderente al substrato, da cui gli stessi concorrenti venivano selezionati tramite casting cristallini ed aperti a tutti.
La tendenza al racconto del reality è sempre stata molto popolana, forse nel senso negativo del termine: volgarità e scarsa propensione al raggiungimento di una soglia contenutistica minima lo contraddistinguono sin dagli albori, ma non tutto il contesto era da bollare negativamente a priori.


Ma cosa è successo in 10 anni?
Semplice, il reality è morto. E sta lasciando inesorabilmente i palinsesti italiani, in seguito ad un'agonia mortificante e straziante, anche se ne rimangono dei rimasugli di pessima qualità annidatisi negli anfratti più malsani del tubo catodico.
Ciò che era nato con intenti (pur se minimali) sociologici, ha perso totalmente la componente che più contribuiva a rendere una parvenza di credibilità: la genuinità, che era sì spesso associata a personaggi quantomeno discutibili, ma indiscutibile.
Alle ultime edizioni del Grande Fratello, hanno preso parte concorrenti "patinati", chiaramente rappresentativi di una porzione -fortunatamente!- irrilevante: ad encefalogramma irrimediabilmente piatto, loquacità nulla, conformismo esasperato, culto ossessivo di un'apparenza pacchiana incapace di celare il nulla cosmico del pensiero, si aggiunge -e mina l'intero meccanismo- la banalità più becera del sentimento, che diviene solo mercificazione del corpo.
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In poltrona - Never Let Me Go (2010)

"It’s about the brevity of our time on the planet. And when we become aware of how briefly we’re here, how do we make the best use of our time? And how do we not come to the end of our life and regret our choices? That’s the film I was making. The science-fiction aspects are just a delivery system for those ideas".
Mark Romanek


Tratto dall'omonimo romanzo del nippo-britannico Kazuo Ishiguro, "Non Lasciarmi" narra le infanzie e le adolescenze di Katie (la splendida Carey Mulligan), Tommy (il sempre più affermato Andrew Garfield, che a Luglio sarà nei cinema nei panni dell'Uomo Ragno) e Ruth (una Keira Knightley mai così convincente).


La storia si dipana in un presente alternativo, ucronico:
nel 1952 la scienza medica rivoluzionò per sempre le sorti dell'umanità, trovando finalmente una cura al cancro. Ma a quale prezzo?


Facendoci rivivere le atmosfere tipiche, angoscianti e fosche, del dramma orwelliano, Romanek lascia intatto lo spirito che permea il romanzo (secondo il Time l'opera di narrativa più mirabile del 2005): ci propone, senza alcuna edulcorazione, una realtà angosciosa, che scuote l'animo, e ancor prima le coscienze.


"Non lasciarmi" è una storia di passioni, amori ed amicizia, peccato e redenzione. Ma soprattutto di morte. O meglio del momento che antecede la stessa e del viaggio con cui si giunge ad essa.
Ma non è un semplice melodramma, seppur sia così fortemente radicato sui personaggi, oltre i quali sembra non esserci alcun mondo esterno:
le dinamiche attraverso le quali la storia prende lentamente forma sono pregne di tutta la drammaticità del pensiero umano, per quanto non venga mai urlata.
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12 Aprile: Accadeva Oggi

Il primo volo. Intorno al Globo.

Il 12 Aprile del 1981, 31 anni fa, lo Space Shuttle Columbia fu lanciato con successo dalla Stazione Spaziale Kennedy.
Dopo aver compiuto l'orbita della Terra per ben 36 volte, dopo 14 giorni, gli astronauti di quella storica spedizione rimisero i piedi in terra.

Tra le tante applicazioni della tecnologia post-moderna (e pensare che il settore per il quale finanziamo, a nostre spese, i maggiori investimenti è quello dell'industria bellica è profondamente amaro!), l'astronautica è indubbiamente la più affascinante:
è insito in essa il desiderio -neanche tanto recondito- di scandagliare mondi a noi sconosciuti per dimostrarci di essere meno soli.

Mi piacerebbe scoprire e mi scalderebbe il cuore l'idea che in un altro pianeta di un altro sistema solare di un'altra galassia ci sia un'anima come le nostre. Che vive. Tormentata, in cerca di felicità.

Mi piacerebbe conoscerla. E voi?
Lasciate un commento, se vi par cosa giusta.


TV alla Sbarra - Un, due, tre Stella. Brava, Bis!

Ammetto di aver pazientato qualche puntata prima di esprimermi sull'atteso ritorno di Sabina Guzzanti nel circuito della televisione generalista e specificamente -manco a dirlo!- sulla sempre più bella, coerente e competitiva La7.

A 9 anni dalla chiusura (dopo la prima puntata, causa insurrezione unanime dell'allora Governo e del cda della Rai...ah, che triste e brutta la tua fine, servizio pubblico!) di Raiot - Armi di Distrazione di Massa (titolo profetico e ancora tristemente d'attualità), Sabina, non nascondendo l'emozione per la ritrovata libertà d'espressione, ha esordito 4 mercoledì fa in maniera convincente, portando alla luce un format ben calibrato, ancora ricco d'imperfezioni, ma dalle potenzialità evidentissime.

A distanza di un mese, ogni riserva viene meno.
Un, due, tre Stella ha carburato: ritmi molto più serrati, momenti comici sempre più riusciti e salotti culturali come ce ne vorrebbero in questa congiuntura critica per il Nostro Paese.

Lo studio esemplifica coerentemente lo spirito del programma: sperimentale, in continua ed estenuante evoluzione, ma libero.
Si respira libertà!
Si respira cultura come mai negli ultimi anni.
Ci si rende conto che un'informazione equilibrata e progressista è possibile, pur senza toni accesi.
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mercoledì 11 aprile 2012

11 Aprile: Accadeva Oggi

"In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione stessa dell'esistenza dell'umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse fra loro. Nella tragica situazione cui l'umanità si trova di fronte noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli determinati dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere con una risoluzione nello spirito del progetto annesso".


Così si legge nelle prime righe del Manifesto di Russel-Einstein.
Bertrand Russel, tra i più autorevoli divulgatori filosofici del Novecento ed Albert Einstein, il cui pensiero (prima ancora che la teoria) ha divelto le fondamenta della Fisica Classica per destrutturarla e poi rinnovarla totalmente, nel 1955 si dedicarono alla stesura di una dichiarazione in favore del disarmo nucleare, per ragioni ideologiche, sociologiche e biologiche.

La dichiarazione venne presentata il 9 Luglio a Londra, mentre il mondo era scosso dalla Guerra Fredda e sotterranea tra USA ed URSS.

Pochi passi dopo:
"Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile ed inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra? È arduo affrontare questa alternativa poiché è così difficile abolire la guerra. L'abolizione della guerra chiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale, ma ciò che forse più che ogni altro elemento ostacola la comprensione della situazione è il fatto che il termine <<umanità>> appare vago ed astratto, gli uomini stentano a rendersi conto che il pericolo è per loro, per i loro figli e loro nipoti e non solo per una generica e vaga umanità".

Prima ancora che una questione ideologica, sopravanza l'idea di perpetrazione della specie, financo quella più egoistica dell'individuo.
Il punto nodale è sciolto: la guerra è stata sempre vista come un'entità lontana dal cuore e dalle menti.
Astratta e generica.
Basterebbe poco per comprendere l'inverecondo abominio che soggiace all'idea di prevaricare e calpestare i diritti altrui, sino a cancellare il diritto alla vita.
Chi siamo noi per arrogarci il diritto di discerne quale vita debba essere mietuta?


Ma la grandezza del Manifesto stilato nel 1955 si cela proprio nella contingenza di quegli attimi:
il 18 Aprile di quello stesso anno, Einstein abbandona questa Terra, lasciando l'umanità un po' più ignorante, ma nei giorni antecedenti la sua dipartita, l'ultimo lascito che intende donarci -così fortemente, così intensamente- è l'invito alla pace, alla cui stesura concede le sue ultime forze.

Nel momento della morte, in Einstein s'era accesa nuova vita: un alito anelante di pace.
Perché, di fronte alla Guerra, non c'è concesso d'essere così egoisti.
Non c'è concesso derubricarla solamente perché uccide in luoghi esotici o lontani.

La Guerra è Guerra. 
E spezza la vita.
Sempre.

A distanza di 57 anni, il nostro mondo è ancora percosso da violenze e atrocità.
E assistiamo ad esse, con la fredda indifferenza dell'omertoso che permette all'assassino di compiere il suo atto.

L'11 Aprile di 57 anni fa, Einstein firmava un invito alla pace.
L'11 Aprile del 2012 sarebbe finalmente ora di cogliere quell' invito.

Tv alla Sbarra: One Woman Show, G'Day

Alle 19 d'ogni dì, c'è un'isola felice ed immacolata, ancora -purtroppo- lontana dal grande pubblico (il che, in compenso, concede una maggiore libertà autoriale):
l'appuntamento quotidiano con il G'Day dell'astro nascente della Cucciari (in odor di Sanremo?).


Partito l'anno scorso, in forma di striscia di 15 minuti a traino del rinnovato Tg di Mentana, pur barcamenandosi tra ascolti difficilmente superiori al 3%, ha conquistato la sua fedele fetta di pubblico, meritandosi la partenza anticipata di 45 minuti, per una durata da pre-serale.
Ed è proprio il confronto con i 2 colossi dell'intrattenimento delle 19 (fascia asfittica e stantia, orfana del sorprendente Avanti un Altro di Bonolis) che permette alla bella sarda di rifulgere di luce propria, facendoci respirare un po' d'aria nuova e fresca.
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martedì 10 aprile 2012

Shock Politik: Giornalismo prezzolato a targhe alterne?

"I prezzolati hanno affossato la Lega. La stampa di regime, da quando ci siamo opposti al governo Monti, ha giocato sulle nostre debolezze. Ma la Lega non finirà".





E' possibile che uno degli esponenti più rappresentativi della maggioranza più dittatoriale post-Unità abbia proferito queste frasi?
Ovviamente sì.

Dinanzi ad una folla ululante (ed evidentemente lieta d'essersi fatta vuotare le sacche per comprare la laurea al Trota), la Lega rilancia e contrattacca, in stile prettamente italico: negare fino alla morte e se possibile complottare, compatirsi e vittimizzare.

Quando ci si aspettava un passo indietro, uno scatto di decoro ed un minimo di dignità, la Padania si ricompatta intorno a valori anacronistici, quali il federalismo ed utopici, quali la lealtà e la popolarità.

In una estenuante lotta a far sempre di peggio, personaggi dalla discutibile morale e dall'indiscussa incompetenza, continuano a mostrare la protervia di chi si rende conto di un'epoca che sta per finire.

Un passo indietro, Bossi.

Un passo indietro.

Vi siete già arricchiti abbondantemente alle nostre spalle, ridendo della cocciutaggine con cui una maggioranza plagiata vi ha riconfermato la fiducia a fronte d'ogni magagna.

Ora, però, la misura è colma.

La cattiveria non è mai stato un sentimento che fossi capace di provare, per cui, prima che sarà troppo tardi anche solo per redimervi  alle vostre sporche coscienze (e non con i milioni rubati alle Segreterie di partito!), fate un passo indietro!

Dedicatevi alla salute. E alla famiglia.
All'Italia, da oggi, vorremmo ricominciare a dedicarci noi...

In poltrona: Drive (2011)

"Qualunque cosa accada in quei cinque minuti sono con te, ma ti avverto, qualunque cosa accada un minuto dopo sei da solo. Io guido e basta."


Asciutto, imperturbabile, imperscrutabile.
E' dalla prima battuta della prima scena mozzafiato che Refn lascia intuire che non sarà il solito action-movie.




Fedele alla sua estetica profondamente europea, il regista danese si cala benissimo in atmosfere  tipicamente hollywoodiane: il risultato è un film eclettico, sorprendente e serrato.
"Drive", il titolo è già da sé un chiaro manifesto alle intenzioni: non c'è tempo per ascetismo e meditazione né per dialoghi più lunghi d'una battuta, ogni sentimento è contaminato dall'inquietudine di un passato che incombe e dalla consapevolezza calvinista che non c'è alcuna predestinazione salvifica per i reietti.
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Tv alla sbarra - Scherzi a Parte, è un varietà!

In programma a Febbraio, posticipato a Marzo ed infine ad Aprile, il nuovo Scherzi a Parte, con la conduzione di Luca e Paolo (finalmente promossi sulla rete ammiraglia), era sicuramente tra le novità (e se Scherzi a Parte è una novità...) più attese di questi ultimi giorni del periodo di "garanzia" (per i meno esperti, 2 periodi trimestrali di riferimento, in cui le inserzioni pubblicitarie sono vendute maggiormente).

E certamente non delude le attese: perché di nuovo -per un format imbolsito e volgarotto come quello di Fatma Ruffini- c'è molto.
Talmente tanto che le due ex-iene non si sono sentite di mentire così spudoratamente al proprio pubblico e già nel titolo -dell'ultim'ora- hanno manifestato i loro intenti "rivoluzionari".

"Scherzi a parte", è un "Varietà": gli scherzi fanno solamente da contorno, spesso insipido, allo show in studio, incentrato non solamente sui mattatori genovesi delle ultime kermesse sanremesi, ma anche sugli ospiti, presenti non in quanto vittime degli scherzi.
Ale & Franz, pur con qualche freddura di troppo, sono una valida spalla;
Enrico Ruggeri si presta ad una nostalgica serenata alle "maggiorate";
Fabrizio Corona, per una volta, non fa casino...ma di peggio, perché nella furbesca e discutibile intervista con gli alter-ego infantili di Luca e Paolo, si spertica in un anacronistico, delirante e diseducativo elogio di sé stesso.

Funziona la clip introduttiva, ad inizio show, in cui vengono riproposti in chiave ironica gli avvenimenti più salienti della politica italiana:
Belsito, Bossi, Lusi e Scajola sono molto più ridicoli e farseschi delle burle escogitate dagli autori e ancora speriamo di scoprire che siamo noi ad essere a "Scherzi a parte", di fronte a cotanta ignominia.
......

lunedì 9 aprile 2012

Shock Politik - Trote in Fuga.

"Fa bene. Era da mesi che era stanco di stare là".


Così Umberto Bossi commenta la decisione -obbligata- del figlio Renzo di lasciare la carica di consigliere comunale.

"Era stanco di stare là" -scopriamo ora.

E sì! Era stanco, il povero piccolo padano.

Stanco di essere eletto a sostenere un compito di responsabilità pubblica così delicato a poco più di vent'anni, e con titoli accademici quantomeno discutibili.

Stanco di sentirsi continuamente tacciare d'esser lì per voler altrui e nessun merito proprio. Stanco della continua sodomizzazione mediatica cui era "ingiustamente" sottoposto.
Povero piccolo padano!

Si figuri, caro Trota, quanto siamo stanchi noi. Di una stanchezza molto più pesante e sincera della sua.

Pensieri Sparsi - Uccidere Euclide


Il "parallelismo" rappresenta senza dubbio alcuno la più inquietante nozione geometrico-matematica alla quale mi sia mai approcciato.


D-I-S-A-R-M-A-N-T-E.


Semplicemente disarmante.


E' possibile che 2 rette che giacciono nella stessa area, rinchiuse nello stesso perimetro, se perpendicolari ad una retta comune -appunto, C-O-M-U-N-E, quindi avranno sempre qualcosa in comune!- siano destinate -appunto D-E-S-T-I-N-A-T-E, come fosse stato predisposto da sentenza I-N-C-O-N-T-R-O-V-E-R-T-I-B-I-L-E  - a non tangersi mai, a non toccarsi? 


Anzi, ancor peggio -in geometria- per descrivere la suddetta situazione, si recita la solita, noiosa e odiosa locuzione: "non incontrarsi mai". Non solo non potrà toccarti, condividerti, consolarti, ma non potrà nemmeno vederti. Incontrarti.


Per te, non esisterà lei; per lei, non esisterai tu. E sarebbe anche meglio -qualcuno potrebbe obiettare- perchè non conoscendola, non potendo nemmeno degnarla di uno sguardo, non potendo osservarla furbescamente da uno spioncino, seguirla anche solo da lontano, non ne soffrirai. 
Ma che vita sarebbe se ci fosse preclusa la possibilità di scegliere chi amare? 


E come quelle rette, trovo assurdo che, ora, dopo tanti momenti condivisi, -noi, amori, amici, ricordi, anche e soprattutto quelli!- ci si debba separare, proseguire su percorsi paralleli.


Abbiamo respirato la stessa aria, condiviso le stesse passioni, pianto le stesse lacrime, riso degli stessi sorrisi, ma ora, saremo 2 rette parallele?


Odio la geometria euclidea. Perchè non ammette speranza. Spegne la passione. Non crede nei miracoli.


Amo credere che la relatività einsteiniana capovolga ogni valutazione, superi ogni parallelismo e mi faccia sperare, che due rette, anche se parallele, potranno sempre incontrarsi, incrociarsi, tangersi, guardarsi negli occhi.


Non mi arrendo; no, non certamente alla prima difficoltà e spero che le MIE rette parallele la pensino come me.
Spero che anche loro proveranno a uccidere Euclide.

Lunedì Bar Sport - La Lega dei cialtroni

A 31 giornate dall'inizio del campionato di Serie A, il più povero tecnicamente da almeno un ventennio, posso con grande orgoglio ed un pizzico d'emozione inaugurare il mio piccolo cantuccio dedicato allo sport nazionale più famoso (e discusso) del BelPaese.





Senza sbilanciarmi ancora sulla mia fede calcistica -aspetto che la scopriate e v'anticipo che non è né nelle posizioni di testa né tantomeno in quelle di coda- non poteva esserci esordio più turbolento e succoso:
la classifica si muove nelle zone basse e trema ad altezza-Europa, ma in primo piano non può che esserci il ribaltone al vertice.

Se fino a 7 giorni fa, il Milan di Allegri poteva vantare ben 4 punti di vantaggio sulla concorrenza, sono bastate 2 avversarie abbastanza motivate e discretamente in palla per approfittare della stanchezza post-eliminazione in Champions (che meriterà approfondimento a parte) della truppa rossonera:
Catania e Fiorentina mettono a nudo un'organizzazione tattica priva di spunti ed inefficace quando la vena di Ibrahimovic si spegne.

domenica 8 aprile 2012

Pensieri Sparsi - Incipit

   Immagino sia difficile scrivere un inizio.
O meglio, riscrivere l'inizio. Per l’ennesima volta. Ed è proprio questa "ennesima volta” che lo rende “difficile”. Perché significa che ogni nuovo inizio a cui mi sono approcciato è rimasto tale. Qualche bella parola, una buona intenzione e nient’altro. E’ un inizio abortito. Sono inizi abortiti, i miei. Che non vedranno mai la fine.





   Per cui, eccomi qui, a scriverne un altro. Con la fastidiosa sensazione di un triste deja vu. Dove trovare il grimaldello che faccia di questo nuovo, ennesimo inizio quello giusto? Quello che merita il lieto fine? O quantomeno una conclusione. Dolce o amara che sia, ma compiuta. Combattuta.

Risveglio in Musica: "O" di Damien Rice

Musica d'altri tempi.

Musica d'altri tempi.

Musica d'altri tempi.

Avrò letto una mezza dozzina di recensioni  esordire, in diverse lingue, allo stesso modo su "O".

Perché quella di Damien Rice è molto semplicemente "musica d'altri tempi".

Né migliori né peggiori. Ma altri.

Il segreto dell'album intero è proprio questo: il totale trasporto in un passato indefinito e melanconico, eppure così vicino da scaldarci il cuore.
Gli accordi, le musicalità, i testi e la voce vivono di un'armonia rotta, imperfetta, graffiata, quasi decadente. E per questo, azzeccatissima: la fusione di musica e parole raramente è stata così intensa.

Rice, irlandese fattosi lentamente strada Oltremanica, è sincero, sin dalla prima traccia.

L'intento è chiaro: dire tutto di sé. Senza omissioni od iperboli. Ed è quasi rude nel farlo, non nasconde il dolore, ma lo sublima. Lo lascia esplodere e non si preoccupa di aggiustarne i cocci.
Preferisce la rottura, perché in essa lascia intravedere un nuovo inizio.



Speranza di Pasqua.

Non nego che è uno dei temi a me più cari in questo particolare periodo della mia esistenza e non escludo, perciò, di parlarne prossimamente, per quanto ho sempre visto la Fede come un momento profondamente intimo, vissuto interiormente.

Ma sono altrettanto convinto che prima d'ogni possibile divisione, scisma o guerra religiosa, si possa comunque far riferimento a certi avvenimenti, certe vite che siano d'esempio.
Che siano scrigno di valori troppo spesso sottaciuti e travisati dalla retorica e dal buonismo che, in questi primi post, ho già citato abbondantemente.

E la Pasqua è uno di questi momenti. Che c'aiuta a riflettere su temi così difficili. E sofferti.

E propone per essi una chiave di lettura umana, prima ancora che religiosa.

Sperando di non avervi tediato, sinceri Auguri di una Pasqua serena, che possa far rinascere le speranze. Aiuti a vivere e rivivere le gioie. E che sia sollievo in questi giorni, per tutti, un po' più difficili.

Auguri. A voi e a chiunque vogliate estenderli.
Buona Pasqua!

Tv alla sbarra - La quantità al potere.

In questo sabato Pasquale alternativo,
m'è capitato di soffermarmi su alcune delle proposte delle principali emittenti televisive nazionali senza poter fare a meno di appuntare qualche nota comparativa colorita:
il quadro che ne emerge è esemplificativo tanto quanto sconcertante.