giovedì 14 febbraio 2013

Sanremo, la migliore serata degli ultimi anni: l'angelo dalla voce roca Asaf commuove il Festival, Elio lo scuote (l'unica pecca è che non possano passare ambo i pezzi)!

Non apre con il Va, pensiero di Giuseppe Verdi, non vive delle polemiche alimentate dal ciclone Crozza, eppure la seconda serata funziona, eccome se lo fa! (Il pagellone della prima serata qui)
Convince, in molti frangenti offre spettacolo superiore e più alto, musicalmente più pregevole.
Merito, ancora una volta, della folta squadra di autori e tecnici che ci ricorda quanto "fare tv" sia professione seria e significhi investirsi di un ruolo di responsabilità: la scenografia sorprende e, su lungo termine, supera le pur belle, ma statiche viste negli anni precedenti (complimenti vivissimi a Francesca Montinaro, prima scenografa donna del Festival) grazie ad una scomposizione degli spazi barocca ed un'occupazione degli spazi dinamicamente teatrale, capace di informalità nei momenti pensatie pensanti e di focalizzazione e minimalismo in quelli di catarsi; la regia osa, mostra movimenti di macchina nuovi e calibratissimi; i tempi morti si riducono, grazie alle piacevoli presenze su palco, che sia grazie al simpatico siparietto di un'autoironica Bar Rafaeli, al surreale dialogo in famiglia degli Angela (bravissimo come sempre Marcorè, sorprendente Fazio) o al riuscito, commoevente e non autoreferenziale ricordo di Modugno tramite le parole e la voce di Beppe Fiorello.

Al centro della serata, e di un proscenio spoglio, raccolto (di nuovo, merito della scenografa) si staglia, poi, Asaf Avidan, cantante israeliano, "l'angelo dalla voce roca" capace di fondere musicalità ed anime folk, rock, indie con una maestria vocale da predestinato, ricordandoci ora Janis Joplin, ora Macy Gray, ora un pizzico di Bob Dylan: l'interpretazione è intensa, quasi sofferta, la voce da brividi.
E l'Ariston, giustamente, chiede il bis.
[A breve, una succinta biografia e cronistoria musicale del cantautore di Gerusalemme]

Voto alla serata: 8,5
La migliore degli ultimi anni, peccato che di alcuni artisti non possano passare ambo le canzoni (Cristicchi ed Elio)
E lo confermano gli ascolti, oltre il 45% per una seconda serata è record assoluto.

Arriviamo, adesso, alle canzoni in gara, complessivamente superiori alla serata precedente:

-Modà:
Abbassano notevolmente la qualità di un Festival che, altrimenti, sarebbe perfetto.
Canzonette pop trite e ritrite, ascoltate e declinate in tutte le salse commerciali negli ultimi anni.
I testi appaiono anche più forti e lievemente più orginali rispetto agli standard -mediocri- della band, ma non basta:
è promossa la pseudo-filosofica Se si potesse non morire (voto: 5- ) a discapito della classica e romantica (?) Come l'acqua dentro il mare (voto: 4)

-Simone Cristicchi:
Ormai veterano della competizione e già campione nel 2007 con la splendida Ti regalerò una rosa, Simone -come sempre- sorprende, si reinventa e decanta (non cantando) una musica di intenti e significati:
supera il turno la geniale, alleniana e straniante La prima volta che sono morto (voto 8,5) che ci racconta la morte secondo una prospettiva disincantata, eppure speranzosa, ammiccando a personaggi del passato e contaminandola di dissacrante satira societaria;
eliminata -purtroppo non se ne poteva fare a meno- la più intimista e commovente, romantica nel senso più alto del termine (e non nel bistrattato ed abusato, ad esempio, dai Modà), Mi manchi (voto 8+).

-Malika Ayane:
Si presentava al festival tra le preferite, e probabilmente lo rimane, ma perde terreno rispetto a colleghi più centrati.
Buoni i testi di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, ma non paiono esaltare le straordinarie doti canore di Malika.
Eliminata la ritmata (e lontana dagli stilemi della cantante) Niente (voto: 7; il testo convince; la canzone esplode al momento giusto), passa il turno la pur E se poi, festivaliera e più nelle corde della Ayane (voto 6,5).

Gli altri 4 cantanti (Annalisa, Elio, Gazzè ed Almamegretta) dopo il salto...


-Almamegretta:
Con i Marta sui tubi i veri sconosciuti di quest'edizione, portano sul palco la loro musica sperimentale, ritmata, difficile in Mamma non lo sa (voto 6) che supera il turno. Eliminata, meritatamente, la più melodica Onda che vai (voto 5), firmata dai fratelli Zampaglione.

-Max Gazzè:
Altro autore, altro successo. Doppio.
I tuoi maledettissimi impegni (voto 6,5), pur ricordando Il Solito Sesso, funziona grazie ad una raffinatissima sinfonia d'archi;
ma a passare il turno è Sotto Casa (voto 7,5), divertente ed impegnata, molto orecchiabile e radiofonicamente dal gran futuro.

-Annalisa:
L'ex concorrente di Amici di Maria (programma ignobile, qui da me recensito) riesce in un gran risultato: è la prima partecipante proveniente dal talent (?) della De Filippi a meritare la partecipazione! Senza, ovviamente, presentare nulla di trascendentale, ma abbastanza convincente e fresco.
Passa il turno la demodè marcetta jazz con punte di swing Scintille (voto 6,5);
eliminata la pessima e banale Non so ballare (voto 4,5: si salvano solo il titolo e la voce intonata).

-Elio e le Storie Tese:
Non delude le attese: solo Cristicchi, Silvestri e forse Chiara potranno contendergli la palma di miglior autore ed interprete del Festival, molto difficilmente!
Dannati Forever (voto 7,5) ricorda Born to be Abramo: brilla per vivace satira religiosa e ritmi forsennati nei quali gli Elii sguazzano a meraviglia, coinvolgendo il pubblico come nessuno e denunciando scanzonatamente -come fu per La terra dei cachi- i paradossi societari dell'Italia che non funziona, quella piccola piccola e perennamente genuflessa al padrone di turno (stoccata caustica anche ai critici acritici di oggi). Eppoi, come non adorarli vestiti da chierichetti?
Ma a superare il turno è La canzone mononota (voto 9,5. Ne avevo scritto già ieri: qui il link).
Geniale e stereofonico saggio di maestria metamusicale e padronanza del mezzo: dimostrandosi tra i migliori interpreti internazionali del funky pop scompongono e ricompongono il pentagramma per creare una canzone in una sola nota (il Do, come recitano le magliette che indossano) ma la declinano ed arricchiscono di accordi variegati e folli.
Tanti antesignani, tra cui Celentano con Il Mondo in Mi Settima, ma una riuscita strabiliante che infiamma il palco, annienta le ritualità sanremesi e ci fa gridare al bis.
Devono vincere!

Il mio podio ideale, in attesa di riascolto, recita questo:
-Elio e le Storie Tese;
-Simone Cristicchi / Daniele Silvestri;
-Chiara Galiazzo / Malika Ayane.

Citazione di merito, tra i giovani, per Renzo Rubino che passa il turno con la coraggiosa e raffinata Il postino, amami uomo (voto 7,5) che sdogana l'amore gay sul palco dell'Ariston con sonorità delicate e retrò.



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