mercoledì 13 febbraio 2013

Sanremo, pagellone delle esibizioni: la quiete INTORNO alla tempesta Crozza. Aspettando Elio, amore gay e integrazione nobilitano un festival intelligente.

Archiviata la prima serata del Festival, i cui commenti inevitabilmente ruoteranno intorno al monologo di Crozza e al pietoso teatrino proto e post-fascista che hascatenato (l'articolo qui: Se Crozza mette a nudo il liberticidiodella democrazia per mano di Silvio B. e dei suoi lacchè), non resta che analizzarne anche i momenti di spettacolo e soprattutto canori.

Se lo show è parso per lunghi tratti godibile, e certamente superiore all'improvvisazione sconfortante a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, grazie anche ad una scenografia sperimentale ed una regia -finalmente- non istituzionalmente grigia (sempre ottimo Duccio Forzano), è il meccanismo (migliorabile) che lascia parzialmente perplessi, pur complessivamente funzionando.
Far partecipare ogni interprete con 2 brani poteva certamente fruttare meglio, ma l'eliminazione è talmente precoce che 1 di essi è immediatamente relegato al dimenticatoio (della manifestazione, sia chiaro!) senza neanche la possibilità di un riascolto, necessario quando trattasi di canzoni originali.
Per fortuna, comunque ogni sbavatura è perdonata dall'evidente e trasudante affiatamento tra i conduttori, perfettamente a loro agio sul palco, a dimostrazione del consistente lavoro di scrittura alle loro spalle:
il solito Fazio lunatico e guardingo, come da copione, si contrappone egregiamente alla verve della Litizzetto che, pur senza momenti comici esilaranti, è bravissima a mantenere costantemente viva la narrazione di un genere televisivo altrimenti ingessato.
Se poco spazio (e scarsa utilità) hanno avuto gli ospiti a cui era stato delegato il compito di comunicare la canzone sopravvissuta, è parso azzeccato l'approccio sia con Baumgartner (poca referenza e belle immagini) e Toto Cutugno (momento lungo, per alcuni non brillante, ma necessario se per un attimo ci ricordassimo che il pubblico convenzionale di Rai1 avrà ben gradito. E poi le canzoni intonate con l'Armata Rossa -geniale coincidenza- son pur sempre piacevoli).
Apprezzatissimi i 2 intermezzi più politicizzati (ma perché la politica deve ancor ingerire su certi temi?): il siparietto muto tra i fidanzati omosessuali che convoleranno a nozze domani (a proposito, dopo Olanda, Spagna, Portogallo, Paesi scandinavi, anche Gran Bretagna e Francia hanno aperto al matrimonio omosessuale: da noi, quando?) e l'arrivo di Ogbonna a rimarcare come in un mondo globalizzato quale l'odierno è assolutamente anacronistico (e razzista. Razzista!) catalogare individui per caratteristiche somatiche assolutamente ininfluenti, in quanto normali: gli extracomunitari, gli immigrati in genere che siano una risorsa preziosa, anzitutto sociale, nel nostro Paese!

Voto alla serata: 7 -


Passiamo ora alle canzoni, non eccelse, ma superiori agli standard sanremesi e con il pizzico d'originalità che speravamo (e stasera, ne vedremo ancora di più, vero Elio?). Inoltre, nella maggioranza dei dittici, è passata la canzone migliore (lungimirante, in tal senso attribuire il 50% del peso del voto ad una giuria tecnica, quella della sala stampa).

Scendiamo nel dettaglio, rispettando l'ordine d'apparizione:

-Marco Mengoni:
il giovane cantante ha enormi potenzialità che, personalmente, dovrebbe coltivare principalmente in lingua inglese.
Nella prima canzone L'essenziale (passa il turno; 6,5), per la prima volta lo ascoltiamo ripulito dei vocalizzi manieristici e barocchi cui ci ha abituato, ma il testo non decolla, altrettanto vale per le musiche; in compenso, come al solito, si rivela vocalmente ineccepibile; Bellissimo (eliminata; voto 5,5), composta da Gianna Nannini, avrebbe invece rappresentanto una svolta pop non necessariamente negativa, soprattutto in termini di televoto; anche qui, però, sa tutto di già sentito e la canzone non ingrana mai come dovrebbe (pare, in vero, molto più adatta se cantata dalla stessa Nannini: son curioso di sentirla!);

-Raphael Gualazzi:
vincitore nel 2011 nella categoria Giovani, il buon Raphael (delizioso al piano) sembra voglia spiccare il volo anche tra i pesi massimi e le sue possibilità lievitano ascoltando Sai, ci basta un sogno (passa il turno; voto 7,5), musicalmente brillante, ariosa ed angusta allo stesso tempo, che vive di cambi di ritmo sagaci ed impreziosita dal tono di voce imperfetto, ma emozionante del cantante; Senza ritegno (eliminata; voto 7-) è una canzone d'amore non banale come le solite cui siamo abituati, ma non nelle corde del cantautore quanto la prima;

-Daniele Silvestri:
“Il bisogno di te” (eliminata; voto 6) si colloca nel solco di illustri precedenti quali “Salirò” e “La paranza”, ma l'emulazione è incompleta e non raggiunge mai quelle vette dissacranti ed armoniose, probabilmente perché le anastrofi del testo sono meno forti e martellanti di quelle dei testi citati; “A bocca chiusa” (promossa, voto 8,5) pare, invece, proprio si contenderà il premio della critica con la bomba che -verosimilmente- sganceranno gli Elii questa sera (possibili duellanti anche Malika e Gualazzi): testo, musica, voce ed anche la traduzione nel linguaggio per non udenti alle spalle di Silvestri creano una commistione riuscitissima di sapori che resta ben impressa nella mente (e poi, le parole tornano nuovamente protagoniste, sincere e rivoluzionarie, eppure nostalgiche, rimembrando quelle melodie di Gaber che hanno fatto innamorare intere generazioni di idealisti);

-Simona Molinari con Peter Cincotti:
La scoprimmo nel 2009, quando si classificò seconda alle spalle di Arisa nella sezione Giovani dell'ultimo Sanremo di Bonolis; torna più in forma che mai, sfoggiando una misè provocante e la solita voce potente: accompagnata da Peter Cincotti, conquista il palco ammiccando ruffianamente a chi è affascinato dall'alchimia dei performers, e ce n'è molta!
Il primo brano, donatole dalla vedova Del grande Lelio Luttazzi, è fresco, orecchiabile e ben musicato: Dr.Jekill e Mr.Hyde (eliminato; voto 7) avrà un longevo futuro radiofonico;
e altrettanto è probabile accada per La felicità (passa il turno, voto 7), in cui può i giovani talenti possono sprigionare più apertamente le proprie dote vocali, senza però un ritornello accattivante quanto nella prima esibizione; canzoni sostanzialmente equivalenti e scelta combattutissima: vedremo se è passata la migliore, quantomeno in termini di possibilità di successo;

Gli altri 4 cantanti dopo il salto...


-Marta su Tubi:
Al pari degli Almanegretta, sono gli outsider sconosciuti al grande pubblico;
e -secondo le attese- sdoganano il loro rock progressivo, senza commettere, però, l'errore di illustri precedenti di nicchia: le strofe e le musiche sono abbastanza edulcorate da non essere così totalmente incomprese al pubblico “tradizionalista” della prima rete Rai: passa il turno “Vorrei” (voto 6-), la più classica delle 2 e ci troviamo all'unico grande errore della giuria perché “Dispari” (voto 7-) era molto più fedele all'anima della band e presentava un testo più complesso, da cui è nata, infatti, anche una migliore e più sentita interpretazione;

Maria Nazionale:
Molti critici (benpensanti leghisti? Mi rendo conto di come i 2 termini siano antitetici...) avevano storto il naso al momento di scoprire che la cantante partenopea aveva fatto lo scalpo a colleghi più quotati alle selezioni, ma Maria si difende egregiamente portando con sé sul palco dell'Ariston i colori e le musicalità tipiche di Napoli: se in Quando non parlo (eliminata; voto 6+, grazie alle splendide musiche) è riconoscibile il lavoro di Gragnianello, a passare il turno è “E' colpa mia”, melanconica ballata in dialetto napoletano che mette in risalto le doti della performer (voto 6,5). Peccato appaiano un po' fuori stagione.

Chiara Galiazzo:
sconosciuta ai più, favorita dai bookmakers e, secondo me, interprete più dotata (vocalmente, non è un'autrice) del panorama italiano dei prossimi (molti) anni, supera la prova senza, però, lasciare il segno come avrebbe potuto;
L'esperienza dell'amore (eliminata; voto 5,5) è la classica canzone romantica sanremese che non è detto non possa ammaliare il pubblico (non è accaduto, presumibilmente a causa del voto della giuria tecnica) ma che ha poco per cui farsi notare; Il futuro che sarà (del grande Bianconi, dei Baustelle; voto 7,5 in attesa di riascolto) passa il turno e potrebbe riservare sorprese perché il testo è ipnotica ed affascina e la voce di Chiara mostra la sua immensa capacità di scandagliare ogni sfumatura; peccato che pare manchi qualcosa, perché il freno a mano è troppo tirato: colpa dell'emozione?

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