sabato 16 febbraio 2013

Mezzogiorno in Musica: Birdy, la guest star dell'ultima serata di Sanremo.

Stasera la finalissima. 
[Per recuperare i precedenti appuntamenti con la kermesse sanremese, fate un salto in "Tv alla sbarra" e "My Jukebox"]
Ieri, intanto, il delizioso omaggio alla storia sanremese di cui noi giovani non abbiamo memoria, con le esibizioni di Chiara (Almeno tu nell'universo), Elio e le storie Tese (Un bacio piccolissimo) e Marco Mengoni su tutti (Ciao Amore Ciao).
E la proclamazione del vincitore della gara tra le nuove proposte:
mentre il premio della critica è andato alla coraggiosa "Il postino (amami uomo)" di Renzo Rubino, la vittoria se l'è aggiudicata Antonio Maggio (vincitore della prima edizione targata Rai di X-Factor negli Aram Quartet di Morgan) con l'orecchiabilissima, radiofonica, dalle sonorità vintage (e ruffiana al punto giusto) "Mi servirebbe sapere"
Seconda la raffinata, ma difficile "In equilibrio" di Ilaria Porceddu.
Complessivamente, la miglior competizione sanremese tra giovani dell'ultimo decennio.

Tornando alla finalissima, ospiti musicali di oggi saranno Andrea Bocelli -su cui sarebbe superfluo dire altro- e la talentuosissima Birdy, la 16enne cantante e pianista inglese ancora sconosciuta ai più in Italia.

Qui, possiamo ascoltare la sua "Skinny Love", di una delicatezza disarmante.

venerdì 15 febbraio 2013

Sanremo Secondo Me: La classifica che vorrei. Intanto strappate telecomandi e telefoni alla dittatura dei bimbiminkia.

Terza serata del Festival targato Fazio-Littizzetto: iniziamo con i fatti, cioè la classifica.
[Se volete recuperare cronaca e recensione delle prime 2 serate, a voi i link: prima serata e seconda serata]
Anche questa volta, il voto "popolare" (ma sarebbe popolare solo se fosse concesso un voto per ogni testa, e non una miriade in mano a pochi cerebrolesi indirizzati il cui unico scopo è minare le basi della democrazia musicale e televisiva) ribalta gerarchi che parevano -e speravamo- consolidate;
ciò detto, il meccanismo che si metterà in moto sabato da ottime possibilità di rivalsa ai cantautori, spinti -presumibilmente- dalla giuria tecnica della sala stampa (ove, purtroppo, si infiltrano giornalisti della perfida burattinaia dell'anti-cultura, Maria De Filippi: si pensi anche solo a Luca Dondoni).

Ecco la classifica -che inciderà per il 25% sulla graduatoria finale- che ha scatenato i mugugni del pubblico pagante dell'Ariston:
1 - Marco Mengoni;
2 - Modà;
3 - Annalisa;
4 - Chiara Galiazzo;
5 - Raphael Gualazzi;
6 - Simona Molinari con Peter Cincotti;
7 - Maria Nazionale;
8 - Elio e le Storie Tese;
9 - Daniele Silvestri;
10 - Max Gazzè;
11 - Simone Cristicchi;
12 - Malika Ayane;
13 - Marta sui Tubi;
14 - Almamegretta.

Ora, la classifica che SPERO di vedere sabato sera, conscio che sia largamente utopica:
I bocciati:
14 - Modà;
I sufficienti, o poco più:
13 - Almamegretta;
12 - Marta sui Tubi;
11 - Annalisa;
10 - Maria Nazionale;
9 - Malika Ayane (al riascolto, delude: poco originale e scarsamente incisiva);
I promossi:
8 - Simona Molinari con Peter Cincotti;
7 - Max Gazzè;
5 ex aequo - Marco Mengoni (la canzone si fa apprezzare alla seconda esibizione: il testo si distingue, pur poco originale; la voce è quella stupenda di sempre. A questo punto, è divenuto il favorito della competizione) & Raphael Gualazzi (è in rampa di lancio, almeno per il podio);
4 - Chiara Galiazzo (anche lei recupera consensi nella terza serata: voce unica, la migliore dei prossimi decenni; arrangiamenti al violino raffinatissimi, che avvolgono l'esibizione con un tango appassionato)
Il podio, d'elevatissimo valore:
3 - Simone Cristicchi;
2 - Daniele Silvestri;
1 - Elio e le Storie Tese.

In ultimo, quella che credo la classifica realisticamente più probabile:
5 - Daniele Silvestri / Annalisa;
4 - Chiara;
3 - Raphael Gualazzi;
2 - Elio e le Storie Tese;
1 - Marco Mengoni.

E il proposito buono/appello accorato prima di andare a letto: CHE NON VINCA QUELL'ABOMINIO DI CANZONE DEI MODA', VI PREGO!



giovedì 14 febbraio 2013

Checkmate, I voti di Inter-Cluj: Primi bagliori e fieno in cascina

Handanovic, voto 6+ : Attento ad inizio gara sulla punizione insidiosa di Rada, poi va in letargo e mai il Cluj riuscirà a scongelarlo. Inoperoso.

Nagatomo, voto 5,5: Ormai è ufficiale, rende nettamente meglio sulla fascia che non dovrebbe essere sua. Soffre troppo nel primo tempo, ma se la cava sempre grazie a tanto fiato e la solita abnegazione. Salvate il soldato Yuto.

Ranocchia, voto 6,5: Il pilastro della retroguardia. Turnano i compagni di reparto, ma lui risponde sempre presente e quando deve guidare la linea non si tira mai indietro, lavorando egregiamente. Copre anche le imperfezioni di Silvestre. Per fortuna non c'è Chivu! Cosa vuoi di più dalla vita, Andrea?

Silvestre, voto 5,5: Più presente del solito in marcatura, perde l'uomo in una sola occasione. Risoluto, anche troppo nei rinvii, ma impreciso nei controlli con il rischio concreto di far ripartire i rumeni. Insicuro.

Pereira, voto 6: Tanta abnegazione, tatticamente perfetto. Dalla sua parte, non passa nessuno -as usual. La qualità manca, ma sa come sopperire. Meriterebbe più spazio, che ne dici, Andrea? Soprattutto se l'alternativa si chiama Schelotto...

Gargano, voto 6+: Capita una sola volta di avere la magia nei piedi: è capitato con il Chievo. Ecco. Non fa mancare la solita impressionante quantità, fa il lavoro sporco per tutti ed ovviamente lo disfa perdendo gran parte dei palloni conquistati. Motorino.

Cambiasso, voto 6: Disciplinato, quanto la sua superiore intelligenza gli permette. Corre poco e si inserisce meno del solito. Brucia una ghiotta occasione con un assist di destro svirgolato. Ordinaria amministrazione.

Kovacic, voto 7- : Partiamo dalle note stonate: perdere qualche palla di troppa in zone nevralgiche; ora a quelle positive: tutto il resto. Personalità da predestinato, visione di gioco connaturata, aperture millimetriche favorite da un piedino sempre caldo. E -inaspettatamente- una mezza dozzina di palloni sradicati agli offendenti rumeni. Buona la prima!
Dall' 87' Jonathan, s.v.: Gli darei 7 anche solo per aver permesso la standing-ovation al ragazzino prodigio. Ma la coscienza mi censura con vigore.

Guarin, voto 6,5 : Dopo qualche colpevole passaggio a vuoto, torna grintoso come lo conosciamo. Anche se solo ad intermittenza. Quando vuole, sradica palloni, macina chilometri, confeziona assist pregevoli come in occasione della prima rete, con facilità disarmante. Ci chiediamo solo perché continui giocare in un ruolo NON suo, lo vorremmo vedere mezz'ala. 'sta cas' aspjett' a te!

Cassano, voto 6++ : Non corre. Non ripiega in difesa. Non cammina neanche. Ma ha il genio tra i piedi, e quel fosforo che forse gli manca in altri frangenti. Illumina, spesso meno di quanto potrebbe, perché fa girare mente e palla più velocemente dei suoi compagni. Primo tempo da riferimento centrale, secondo a rifiatare sulla fascia. Peccato che sia spesso inconcludente sotto porta. Illusionista. 
Dal 73' Alvarez, voto 6: Con un minutaggio così ristretto, cosa potrei dire? Imbastisce contropiedi pericolosi, a cui manca puntualmente lo sbocco finale. Merita più spazio, poi lo valuteremo.

Milito, voto 10: Di incoraggiamento, incrociamo le dita per te. 
Dal 10' Palacio, voto 7,5: Dà profondita, detta linee di gioco e dà una mano al centrocampo. Soprattutto, segna 2 reti pregevoli, con tocchi vellutati. Da domani, potrebbe doversi barcamenare il peso dell'intero attacco. Stanotte è semplicemente il Re di Coppe.

Allenatore, Stramaccioni voto 6:
Anche questa volta sarò severo. La valutazione è la media tra il 5 per non aver osato prima certe soluzioni e il 7 per aver ripreso in mano il timore prima di inabissarsi.
La difesa a 4 è l'unica disposizione tatticamente proponibile per giocare un calcio moderno, che infatti in Italia non esiste.
Recupera uomini importanti, scopre Kovacic e mette fieno in cascina per poter tirare il fiato al ritorno in Romania, vista derby.
Peccato per l'infortunio -brutto, si spera solo nelle immagini- di Milito.
Continua così.

Noi Siamo Infinito (2013) - Il cinema giovane (e universale) che sa ancora sognare. E insegnare.

Da OGGI nelle sale italiane, vi ripropongo la recensione di Noi Siamo Infinito.

In uscita il 14 Febbraio (voto 8 e 1/2). Di Stephen Chbosky; con Emma Watson, Ezra Miller e Logan Lerman.



"We accept the love we think we deserve".

Stephen Chbosky (candidato -meritatamente- per la Miglior Sceneggiatura ai Golden Globe) deve aver pensato alla trasposizione su grande schermo del suo libro quando nel 1999 faceva  pronunciare il succitato, delizioso aforisma a Charlie, il complesso ed empatico protagonista della sua novella d'esordio: The Perks of Being a Wallflower, in italiano reso con il meno originale ma altrettanto immaginifico "Noi Siamo Infinito".

"I vanti di essere tappezzeria", se volessimo tradurlo alla lettera.

E nulla descrive più efficacemente di questo "amore da meritare e meritato" l'insolita finezza di un titolo -letterario e cinematografico- che ci ridà speranza (grazie ad una splendida interpretazione corale) di una narrativa per adolescenti -e fortunatamente non solo- di ampio respiro, profonda sensibilità e sguardo crudo ma indulgente, seppur totalmente privo delle retoriche stucchevoli che nell'ultimo decennio son state sdoganate da saghe vampiresche e storie melò prive d'ogni consistenza, adatte solo -a creare e poi pascere- un pubblico in preda di scompensi ormonali e, secondo inversa proporzionalità, sempre più manchevole di spirito critico (a cui spillare denari).


Pittsburgh, primi anni '90.
Charlie (Logan Lerman, classe '92)  -buffo e taciturno 14enne- si approccia al primo anno di Liceo con la paura d'essere inghiottito da fantasmi e tragedie di una triste infanzia, d'essere soggiogato dalla misantropia nella quale è piombato dopo il suicidio di Michael, suo migliore amico: un colpo di pistola nel maggio scorso, nessun biglietto, nessun addio. E il rimorso di chi sopravvive alla tragedia e di essa non sa darsi alcuna spiegazione.
Per farsi coraggio, troverà conforto nelle lettere inviate a un destinatario ignoto, conosciuto dai racconti rabberciati di vecchie conoscenze: un amico cui non dover rendere conto nella "vita reale", e a cui -incoscientemente, eppure con freddo calcolo - affidare le sue confessioni, allo stesso modo in cui ci è spesso più facile confidarci con chi non ci coinvolge emotivamente.

Tra le difficoltà di inserimento nel fine e ghettizzato tessuto sociale di un liceo, la travolgente passione per la novellistica instillatagli dal prof.re di Inglese avanzato e un acuto ed alternativo gusto musicale, la storia evolve -con un malinconico sguardo alla cultura suburbana anni '80 (meravigliosi i riferimenti al Rocky Horror Picture Show, di cui in quegli anni si diffuse una massonica idolatria fatta di spettacoli di mezzanotte in cui il pubblico -per la prima volta- interagiva con la pellicola) - quando nella vita di Charlie entrano Sam (Emma Watson) e Patrick (Ezra Miller), fratellastri diversi nell'aspetto ma gemelli nell'anima, ormai al loro ultimo anno di scuola...

I due ragazzi saranno i primi a coltivare quel fragile "fiore da parete" (come da titolo originale: Wallflower) che si nasconde sotto la coltre di timidezza del giovane Charlie: che come un germoglio, rinascerà.
Nutrendosi, per la prima volta, di amicizia. Ed accettazione.
Chbosky dipinge uno straordinario affresco dell'America che fu e lo fa senza edulcorare il difficile rito d'iniziazione che per tutti è l'adolescenza e mettendo a nudo, e ridando dignità alla splendida complessità di quegli anni di scoperta. Intellettuale, individuale, sessuale.

Sanremo, la migliore serata degli ultimi anni: l'angelo dalla voce roca Asaf commuove il Festival, Elio lo scuote (l'unica pecca è che non possano passare ambo i pezzi)!

Non apre con il Va, pensiero di Giuseppe Verdi, non vive delle polemiche alimentate dal ciclone Crozza, eppure la seconda serata funziona, eccome se lo fa! (Il pagellone della prima serata qui)
Convince, in molti frangenti offre spettacolo superiore e più alto, musicalmente più pregevole.
Merito, ancora una volta, della folta squadra di autori e tecnici che ci ricorda quanto "fare tv" sia professione seria e significhi investirsi di un ruolo di responsabilità: la scenografia sorprende e, su lungo termine, supera le pur belle, ma statiche viste negli anni precedenti (complimenti vivissimi a Francesca Montinaro, prima scenografa donna del Festival) grazie ad una scomposizione degli spazi barocca ed un'occupazione degli spazi dinamicamente teatrale, capace di informalità nei momenti pensatie pensanti e di focalizzazione e minimalismo in quelli di catarsi; la regia osa, mostra movimenti di macchina nuovi e calibratissimi; i tempi morti si riducono, grazie alle piacevoli presenze su palco, che sia grazie al simpatico siparietto di un'autoironica Bar Rafaeli, al surreale dialogo in famiglia degli Angela (bravissimo come sempre Marcorè, sorprendente Fazio) o al riuscito, commoevente e non autoreferenziale ricordo di Modugno tramite le parole e la voce di Beppe Fiorello.

Al centro della serata, e di un proscenio spoglio, raccolto (di nuovo, merito della scenografa) si staglia, poi, Asaf Avidan, cantante israeliano, "l'angelo dalla voce roca" capace di fondere musicalità ed anime folk, rock, indie con una maestria vocale da predestinato, ricordandoci ora Janis Joplin, ora Macy Gray, ora un pizzico di Bob Dylan: l'interpretazione è intensa, quasi sofferta, la voce da brividi.
E l'Ariston, giustamente, chiede il bis.
[A breve, una succinta biografia e cronistoria musicale del cantautore di Gerusalemme]

Voto alla serata: 8,5
La migliore degli ultimi anni, peccato che di alcuni artisti non possano passare ambo le canzoni (Cristicchi ed Elio)
E lo confermano gli ascolti, oltre il 45% per una seconda serata è record assoluto.

Arriviamo, adesso, alle canzoni in gara, complessivamente superiori alla serata precedente:

-Modà:
Abbassano notevolmente la qualità di un Festival che, altrimenti, sarebbe perfetto.
Canzonette pop trite e ritrite, ascoltate e declinate in tutte le salse commerciali negli ultimi anni.
I testi appaiono anche più forti e lievemente più orginali rispetto agli standard -mediocri- della band, ma non basta:
è promossa la pseudo-filosofica Se si potesse non morire (voto: 5- ) a discapito della classica e romantica (?) Come l'acqua dentro il mare (voto: 4)

-Simone Cristicchi:
Ormai veterano della competizione e già campione nel 2007 con la splendida Ti regalerò una rosa, Simone -come sempre- sorprende, si reinventa e decanta (non cantando) una musica di intenti e significati:
supera il turno la geniale, alleniana e straniante La prima volta che sono morto (voto 8,5) che ci racconta la morte secondo una prospettiva disincantata, eppure speranzosa, ammiccando a personaggi del passato e contaminandola di dissacrante satira societaria;
eliminata -purtroppo non se ne poteva fare a meno- la più intimista e commovente, romantica nel senso più alto del termine (e non nel bistrattato ed abusato, ad esempio, dai Modà), Mi manchi (voto 8+).

-Malika Ayane:
Si presentava al festival tra le preferite, e probabilmente lo rimane, ma perde terreno rispetto a colleghi più centrati.
Buoni i testi di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, ma non paiono esaltare le straordinarie doti canore di Malika.
Eliminata la ritmata (e lontana dagli stilemi della cantante) Niente (voto: 7; il testo convince; la canzone esplode al momento giusto), passa il turno la pur E se poi, festivaliera e più nelle corde della Ayane (voto 6,5).

Gli altri 4 cantanti (Annalisa, Elio, Gazzè ed Almamegretta) dopo il salto...

Insonnia Musicale per un San Valentino Rock: Asleep degli Smiths

Quest'oggi, ad orario desueto, finisce il viaggio in musica tra alcune delle tracce che animano la soundtrack di Noi Siamo Infinito (in uscita nelle sale nostrane domani. Qui la recensione in anteprima: il cinema giovane che sa ancora sognare),
con la deliziosa Asleep, una delicatissima e struggente ballad (tra le mie preferite) di alternative rock degli Smiths, venerata band di Manchester di musica indipendente nata negli eighties.

Il testo è, in dissonanza con la dolce melanconia delle musiche, un manifesto all'anima rock: idealista, dannato e romantico.
Perfetto per una festa degli innamorati indie e fuori dagli schemi.

Bellissima, ve ne innamorerete!

Buon ascolto!

mercoledì 13 febbraio 2013

Game over: sbaragliata la concorrenza, Elio annienta la competizione festivaliera!

Ieri, abbiamo assistito alla prima puntata (di cui potete trovare recensione e pagelle a questo link); stasera si replica con i 7 interpreti rimanenti ed una seconda puntata ancor più convincente (pur senza il clamore di un intervento dissacrante quale quello di Crozza: se volete leggere cosa ne pensi, l'articolo è qui!).
Il quadro che ne risulta è molto vivace e positivo: adorabile Silvestri, bravo Gualazzi, da riascoltare Chiara;
elegante Malika, geniale Cristicchi e piacevolissimo Gazzè.

Ma ora che sul palco s'è conclusa l'esibizione di Elio e le Storie Tese (di cui ho pubblicato una sorta di mio conciso e personalissimo Best Of, la settimana scorsa: ecco il link) direi che la competizione non ha più motivo d'esistere: concorrenza sbaragliata con un pezzo sperimentale e metamusicale che apre lo spartito, lo viviseziona giocando con gli accordi, in maniera irriverente e critica verso l'acriticità della critica prezzolata (perdonate il dovuto gioco di parole).

La canzone mononota (solamente in Do!)scuote di viva nuova un Festival che s'era già dimostrato splendidamente autorale -nella larga maggioranza dei testi- e lietamente originale. E, dietro di essa, si staglia anche il pezzo scartato, Dannati Forever che ricorda lo stile scanzonato ma ammonitorio verso i paradossi della società, e nello specifico della Chiesa: e lo fa sulla principale rete pubblica nazionale, destando, forse, pretestuoso scalpore nei perbenisti di professione, ma confortandoci che una televisione migliore, di servizio, è ancora possibile.
Con buone idee.
E libertà narrativa ("Editto bulgaro" vi dice qualcosa?).

Intanto, Elio for president!

Sanremo, pagellone delle esibizioni: la quiete INTORNO alla tempesta Crozza. Aspettando Elio, amore gay e integrazione nobilitano un festival intelligente.

Archiviata la prima serata del Festival, i cui commenti inevitabilmente ruoteranno intorno al monologo di Crozza e al pietoso teatrino proto e post-fascista che hascatenato (l'articolo qui: Se Crozza mette a nudo il liberticidiodella democrazia per mano di Silvio B. e dei suoi lacchè), non resta che analizzarne anche i momenti di spettacolo e soprattutto canori.

Se lo show è parso per lunghi tratti godibile, e certamente superiore all'improvvisazione sconfortante a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, grazie anche ad una scenografia sperimentale ed una regia -finalmente- non istituzionalmente grigia (sempre ottimo Duccio Forzano), è il meccanismo (migliorabile) che lascia parzialmente perplessi, pur complessivamente funzionando.
Far partecipare ogni interprete con 2 brani poteva certamente fruttare meglio, ma l'eliminazione è talmente precoce che 1 di essi è immediatamente relegato al dimenticatoio (della manifestazione, sia chiaro!) senza neanche la possibilità di un riascolto, necessario quando trattasi di canzoni originali.
Per fortuna, comunque ogni sbavatura è perdonata dall'evidente e trasudante affiatamento tra i conduttori, perfettamente a loro agio sul palco, a dimostrazione del consistente lavoro di scrittura alle loro spalle:
il solito Fazio lunatico e guardingo, come da copione, si contrappone egregiamente alla verve della Litizzetto che, pur senza momenti comici esilaranti, è bravissima a mantenere costantemente viva la narrazione di un genere televisivo altrimenti ingessato.
Se poco spazio (e scarsa utilità) hanno avuto gli ospiti a cui era stato delegato il compito di comunicare la canzone sopravvissuta, è parso azzeccato l'approccio sia con Baumgartner (poca referenza e belle immagini) e Toto Cutugno (momento lungo, per alcuni non brillante, ma necessario se per un attimo ci ricordassimo che il pubblico convenzionale di Rai1 avrà ben gradito. E poi le canzoni intonate con l'Armata Rossa -geniale coincidenza- son pur sempre piacevoli).
Apprezzatissimi i 2 intermezzi più politicizzati (ma perché la politica deve ancor ingerire su certi temi?): il siparietto muto tra i fidanzati omosessuali che convoleranno a nozze domani (a proposito, dopo Olanda, Spagna, Portogallo, Paesi scandinavi, anche Gran Bretagna e Francia hanno aperto al matrimonio omosessuale: da noi, quando?) e l'arrivo di Ogbonna a rimarcare come in un mondo globalizzato quale l'odierno è assolutamente anacronistico (e razzista. Razzista!) catalogare individui per caratteristiche somatiche assolutamente ininfluenti, in quanto normali: gli extracomunitari, gli immigrati in genere che siano una risorsa preziosa, anzitutto sociale, nel nostro Paese!

Voto alla serata: 7 -


Passiamo ora alle canzoni, non eccelse, ma superiori agli standard sanremesi e con il pizzico d'originalità che speravamo (e stasera, ne vedremo ancora di più, vero Elio?). Inoltre, nella maggioranza dei dittici, è passata la canzone migliore (lungimirante, in tal senso attribuire il 50% del peso del voto ad una giuria tecnica, quella della sala stampa).

Scendiamo nel dettaglio, rispettando l'ordine d'apparizione:

-Marco Mengoni:
il giovane cantante ha enormi potenzialità che, personalmente, dovrebbe coltivare principalmente in lingua inglese.
Nella prima canzone L'essenziale (passa il turno; 6,5), per la prima volta lo ascoltiamo ripulito dei vocalizzi manieristici e barocchi cui ci ha abituato, ma il testo non decolla, altrettanto vale per le musiche; in compenso, come al solito, si rivela vocalmente ineccepibile; Bellissimo (eliminata; voto 5,5), composta da Gianna Nannini, avrebbe invece rappresentanto una svolta pop non necessariamente negativa, soprattutto in termini di televoto; anche qui, però, sa tutto di già sentito e la canzone non ingrana mai come dovrebbe (pare, in vero, molto più adatta se cantata dalla stessa Nannini: son curioso di sentirla!);

-Raphael Gualazzi:
vincitore nel 2011 nella categoria Giovani, il buon Raphael (delizioso al piano) sembra voglia spiccare il volo anche tra i pesi massimi e le sue possibilità lievitano ascoltando Sai, ci basta un sogno (passa il turno; voto 7,5), musicalmente brillante, ariosa ed angusta allo stesso tempo, che vive di cambi di ritmo sagaci ed impreziosita dal tono di voce imperfetto, ma emozionante del cantante; Senza ritegno (eliminata; voto 7-) è una canzone d'amore non banale come le solite cui siamo abituati, ma non nelle corde del cantautore quanto la prima;

-Daniele Silvestri:
“Il bisogno di te” (eliminata; voto 6) si colloca nel solco di illustri precedenti quali “Salirò” e “La paranza”, ma l'emulazione è incompleta e non raggiunge mai quelle vette dissacranti ed armoniose, probabilmente perché le anastrofi del testo sono meno forti e martellanti di quelle dei testi citati; “A bocca chiusa” (promossa, voto 8,5) pare, invece, proprio si contenderà il premio della critica con la bomba che -verosimilmente- sganceranno gli Elii questa sera (possibili duellanti anche Malika e Gualazzi): testo, musica, voce ed anche la traduzione nel linguaggio per non udenti alle spalle di Silvestri creano una commistione riuscitissima di sapori che resta ben impressa nella mente (e poi, le parole tornano nuovamente protagoniste, sincere e rivoluzionarie, eppure nostalgiche, rimembrando quelle melodie di Gaber che hanno fatto innamorare intere generazioni di idealisti);

-Simona Molinari con Peter Cincotti:
La scoprimmo nel 2009, quando si classificò seconda alle spalle di Arisa nella sezione Giovani dell'ultimo Sanremo di Bonolis; torna più in forma che mai, sfoggiando una misè provocante e la solita voce potente: accompagnata da Peter Cincotti, conquista il palco ammiccando ruffianamente a chi è affascinato dall'alchimia dei performers, e ce n'è molta!
Il primo brano, donatole dalla vedova Del grande Lelio Luttazzi, è fresco, orecchiabile e ben musicato: Dr.Jekill e Mr.Hyde (eliminato; voto 7) avrà un longevo futuro radiofonico;
e altrettanto è probabile accada per La felicità (passa il turno, voto 7), in cui può i giovani talenti possono sprigionare più apertamente le proprie dote vocali, senza però un ritornello accattivante quanto nella prima esibizione; canzoni sostanzialmente equivalenti e scelta combattutissima: vedremo se è passata la migliore, quantomeno in termini di possibilità di successo;

Gli altri 4 cantanti dopo il salto...

martedì 12 febbraio 2013

Se Crozza mette a nudo il liberticidio della democrazia per mano di Silvio B. e dei suoi lacchè.

Appena concluso il lungo monologo di Crozza nella prima serata della 63esima edizione del Festival.
E, ovviamente, porterà con sé polemiche furenti e strumentali che potranno scuotere la già precaria stabilità dell'edizione di Fazio, ma giovarne -si spera- positivamente negli ascolti.

E Crozza, con un variegato ed inquietante quadro della politica nostrana, riesce perfettamente nel proprio compito:
denudare la follia oltranzista -dettata da ignoranza ed arrivismo- di chi, in questi 20 anni, ha contribuito -senza alcuna attenuante assolutiva- allo sfascio economico, morale ed intellettuale di quello che era il Paese più vivo (nel bene e almeno altrettanto nel male, ma pur sempre vivo, pulsante!) del mondo.
Il berlusconismo è il padrone indiscusso del proscenio: con una satira che si rifa alle sue melliflue e false promesse, al perverso protagonismo, al delirio nazionalista, il comico stana impietosamente un paio d'esagitati che, dal pubblico, non ha meglio da fare che dare tangibile testimonianza dell'ineducazione proto-fascista con la quale anche una fetta abbondante del suo elettorato ormai s'approccia alla "cosa pubblica" come fosse uno scadente spettacolo di cabaret, triste e ormai superato in cui vince chi strepita.

Che quello stesso paio d'esagitati abbia pagato un biglietto per una competizione canora al solo scopo di gridare il proprio (ridicolo) sdegno nell'intermezzo comico è un pensiero abominevole, e mortificante.
E' lo stesso sdegno che abbiamo provato noi tutti -e il 99% del pubblico pagante- nell'assistere alla morte dell'intelletto e della democrazia perpetrata con ottusa determinazione da codesti soggetti: prezzolati, volgari, conniventi elettori di un monarca che -come ha ribadito Crozza- ci odia.

Perché il berlusconismo ha avvelenato il Paese, e sta provando ad avvelenarne i costumi.
Perché il berlusconismo è questo: sterile negazionismo che uccide tutto ciò che di buono risiede nell'animo combattivo degli italiani onesti.

Adesso, si spera che anche in politica si riservi a certi disseminatori d'odio la stessa fine incorsa agli stucchevoli burattini assoldati dalla longa manus di una corruzione decennale: fuori, fuori, fuori!
Buffoni!

Risveglio in Musica formato triplo: Temptation, Evensong e Could it be another change

Penultimo appuntamento con la soundtrack di Noi Siamo Infinito (in uscita dopodomani, per la melensissima, commercialissima, inutilissima festività di San Valentino: qui la recensione in anteprima!).
Quest'oggi un trittico di canzoni ancora una volta di nicchia, ancora una volta sperimentali, ancora una volta alternative ed avveniristiche.

Buon ascolto!

-Temptation dei New Order, che fonde sagacemente le istanze indie e post-punk con uno spirito dance e beat tutto da gustare.


-Evensong degli Innocence Mission (la rock band americana dei coniugi Peris).


-Could it be another change (in apertura del film) dei Samples, il più famoso gruppo reggae-rock degli anni '90.

Sanremo Secondo Me: Chiara Galiazzo, parte seconda

Tra gli scossoni ecumenici ed epocali delle ultime ore, resiste stoicamente la 63a edizione del festival canoro italico per eccellenza: questa sera si accenderanno le luci sull'Ariston e il sempre ottimo Fabio Fazio -affiancato, per l'occasione, non solo dalla fedelissima Littizzetto, ma anche dall'irriverente Crozza- ci presenterà una proposta molto distante dalla tradizione.

Tra le novità, nei giorni scorsi, m'ero già soffermato sulla grande outsider della competizione, Chiara Galiazzo: vincitrice di X-Factor in dicembre ed ora alla consacrazione su Rai1.
Due le canzoni che intonerà, con il serio rischio di scadere nella classica retorica nazionalpopolare:
L'esperienza dell'amore, scrittale da Federico Zampaglione dei Tiromancino;
e Il futuro che sarà, di Francesco Bianconi dei Baustelle (in cui ripongo immense speranze).

vi propongo altre 6 esibizioni eccellenti (comprensivi del suo inedito originale), che farebbero impallidire la quasi totalità del proscenio canoro della nostra penisola.

Buon Ascolto!

The final countdown degli Europe, sulla base di un tango: geniale!



Alabama Song dei Doors


lunedì 11 febbraio 2013

Risveglio in Musica: Low dei Cracker

La canzone (nella soundtrack, sempre, di Noi Siamo Infinito: qui la recensione) che ci accompagna questa mattina è Low: singolo di maggior successo dell'album disco d'oro Kerosene Hat, dei Cracker.

Fondata da David Lowery e Johnny Hickman, trattasi della più famosa band post-punk americana degli anni '90, che attinge a piene mani dal lavoro di artisti passati nei giorni scorsi sulle pagine del blog: i Galaxy 500 e i Cocteau Twins.

Le musicalità sono, ancora una volta, quelle psichedeliche del rock contaminato di elementi new wave.

Buon ascolto!

Checkmate - Le pagelle di Inter-Chievo: l'arte delle cose semplici

Handanovic, voto 5,5: Torna sicuro in uscita, ma non è affatto esente da colpe sulla rete del momentaneo pareggio dei clivensi. I fasti di inizio stagione paiono lontani, where are you?

Zanetti, voto 6+: Prime pagelle e doverose premesse. Capitano, ti stimo dal profondo del mio cuore e -al netto di critiche contingenti- sono fiero che tu possa rappresentare i nostri colori, ciò detto dovresti (cosa dite? E' compito del mister?) ritagliarti un ruolo più marginale, a prescindere dalla prestazione odierna. Nello specifico, una sola valutazione: TERZINO DESTRO, TERZINO DESTRO, TERZINO DESTRO! Ripetiamolo come un mantra, perché in quella zolla del campo puoi essere ancora utile. Come dimostrato oggi: attento quanto basta in difesa e piacevolmente propositivo in avanti. A centrocampo, no!


Ranocchia, voto 7: Piccola sbavatura sul primo piazzato del Chievo, per il resto prestazione maiuscola e la conferma che la difesa a 4 DEVE essere il futuro. La guida con abnegazione, alzando sensibilmente il baricentro della squadra e scala a sinistra e destra per coprire buchi altrui. Si fa in 3! E poi, finalmente, inizi a vedere la porta.

Juan Jesus, 6: Nel primo tempo, dimostra d'essere ancora spaesato dal cambio di modulo. Insieme a Gargano è responsabile dell'inserimento in occasione della rete di Rigoni. Non perfetto in marcatura su palle ferme. Nel secondo tempo, ritorna la belva che conosciamo e non ce n'è più per alcuno.

Nagatomo, voto 7: Mistero insondabile questo giapponesino il cui piede prediletto sarebbe il destro, ma che si esprime a meraviglia a sinistra. Ara il campo, e dimostra una sintonia con Cassano preziosa. Aria pura.

Kuzmanovic, voto 6+: Da playmaker, sfodera più polmoni di quanto ci augurassimo e smista abbastanza efficacemente il traffico, senza, però, incantare. Gigioneggia troppo nella gestione del pallone nel primo tempo rischiando di ridare fiato ai veronesi. Comunque un upgrade.

domenica 10 febbraio 2013

Risveglio in Musica: Pearly-Dewdrops' Drops dei Cocteau Twins

Continuiamo il nostro viaggio nella soundtrack di Noi Siamo Infinito (per la recensione, cliccate qui) con la canzone più originale -e forse sconosciuta- del film:
Pearly-Dewdrops' Drops.
Dei Cocteau Twins.
Per introdurre la band in questione non basterebbe un saggio sull'evoluzione della musica post-moderna, per cui sarò quanto più essenziale mi sarà possibile.
I Cocteau Twins sono un gruppo scozzese formatosi agli inizi degli anni '80, noto per aver sperimentato nuove soluzioni acustiche e canore che hanno dato vita a due filoni rock ancora oggi amatissimi e in evoluzione: il dream pop e l'ethereal darkwave.
Evitando i tecnicismi, capirete sin dal primo ascolto quanto appropriate siano queste definizioni: è una musica onirica, esoterica, certamente inusuale e -per questo- estremamente suadente, che rapisce.
Gli spartiti sono fortemente strutturati, ambiziosi e da qui deriva una voluttuosa sensualità che ricorda -appunto- atmosfere sognanti.
Se volete approcciarvi al dream pop, non potrete che iniziare da qui.

Buon Ascolto!